C’è qualcuno che intende isolare l’Italia?

Spiace doverlo constatare, ma sin dai primi giorni della nuova Legislatura europea l’Italia continua a perdere terreno. Mentre si susseguono in queste ore i confronti sulla scelta fatta da Giorgia Meloni di non dare il sostegno ad Ursula von der Leyen, con le possibili ricadute in termini di commissari e posizioni di peso, un altro schiaffone all’Italia si è già abbattuta in capo ai deputati Dem eletti a Bruxelles, anzi, una vera e propria “stangata”. Dopo i festeggiamenti con i compagni del Pse, è arrivata un’amara sorpresa per Elly Schlein: la presidenza della Commissione Sviluppo regionale, che la segretaria aveva promesso all’ex sindaco di Bari Antonio Decaro, le è letteralmente sparita sotto al naso, catturata dalla delegazione socialista rumena. E dire che la Schlein, sicura del fatto suo, aveva dichiarato che esisteva un accordo col premier di Bucarest per garantirla agli italiani. Niente da fare.
«Le trattative per gli incarichi europei le gestirò direttamente io», aveva dichiarato solo qualche giorno fa Schlein, sentendosi forte del ruolo di prima delegazione all’interno del gruppo Pse nel Parlamento di Strasburgo. In quella occasione aveva spiegato di aver rinunciato al posto che spettava di diritto al partito, quello di capogruppo di S&D (Socialisti e Democratici), cedendolo agli spagnoli, nonché alla presidenza della Commissione Economica, che era presieduta dalla dem Irene Tinagli, in cambio di un pacchetto sostanzioso di posti da distribuire. Invece gli allegri compagni del Pse le hanno già sottratto sotto il naso la prima poltrona importante.
Ceffoni al nostro Paese anche sul fronte NATO, dopo lo sgarbo dell’uscente numero uno Jens Stoltenberg, che ha affidato allo spagnolo Javier Colomina il nuovo ruolo di Inviato per il Fronte Sud. Solo una settimana fa, durante il Vertice a Washington, la premier Meloni aveva dichiarato che l’Italia avrebbe presentato la propria candidatura. Lo stesso vicepremier Tajani aveva lasciato intendere che Roma avesse buone possibilità di vedere un proprio candidato ricoprire un ruolo strategico per Roma. Poi la doccia fredda.
Un infuriato Guido Crosetto, nell’intervista alla Stampa, parla apertamente di nomine dal sapore nepotistico: «Stoltenberg ha scelto la persona per quel ruolo, basandosi su criteri opachi e logiche burocratiche interne, senza consultarsi con gli alleati, forse perché guidato da logiche di appartenenza politica, venendo meno alla prima delle sue responsabilità: essere super partes».
Il caso Colomina, peraltro, non sarebbe l’unica vicenda opaca. «Ultimamente, da parte sua, ho assistito a una serie di promozioni, nuovi incarichi, uffici e responsabilità, tutti arrivati a pochi mesi dalla scadenza del mandato», ha concluso Crosetto.
Resta da domandarsi dove sono finite le grandi aperture all’Italia ottenute in tutto il 2023 da Giorgia Meloni con le sue missioni all’estero, dove il prestigio nato dall’impeccabile organizzazione del G7 di Puglia, che fine abbia fatto l’indiscusso peso del governo italiano, l’unico uscito largamente vincitore dal voto delle Europee.
Il problema, forse, è un altro. Se esiste un tentativo di isolare l’Italia nei contesti internazionali, o comunque di sminuirne il ruolo, ciò potrebbe essere ricondotto alla efficace politica avviata dal nostro esecutivo per ridurre i flussi dei migranti clandestini, incrementare i rimpatri e, soprattutto, condividerne l’onere con gli altri Paesi europei.
Ma non è che qualcuno, in Europa, avrebbe preferito che l’Italia restasse l’unico approdo per gli extracomunitari illegali di tutto il mondo?
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





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