Restiamo sul tema spinoso del patrimonio immobiliare, anche se stavolta non parliamo di diktat imposti dall’alto dell’Unione Europea, bensì dal mercato.

In Italia il dilagare dell’offerta di micro-appartamenti da 20 metri quadri (talvolta anche più piccoli) in vendita e in affitto nelle grandi città sta facendo salire i prezzi alle stelle.

«A Milano – riporta il quotidiano Avvenire – per acquistare un monolocale mansardato di 20 mq commerciali (che sono superiori alla superficie effettivamente calpestabile) in via Lecco, in zona Porta Venezia, la richiesta è di 175mila euro, ovvero quasi 9mila euro al mq. Per la stessa metratura in zona corso Buenos Aires, precisamente in via Saverio Mercadante, ce ne vogliono 275mila euro, ovvero 13.750 euro al mq. Passando alle locazioni per un immobile in viale Bligny, ben collegato con l’università Bocconi, si richiedono 1.250 euro più 100 euro di spese. Per una soluzione di «circa 20mq», si legge, al terzo piano senza ascensore in via Lagrange, in zona Ticinese, si sfiorano i 1.000 euro (980 spese comprese)».

Pazzesco. Anche perché una recente indagine Aigab mostra che in città ci sarebbero oltre 100mila alloggi sfitti.Secondo alcuni osservatori, l’imminente entrata in vigore del Decreto Salva Casa contribuirà ad elevare il mercato dei prezzi. Ma è proprio così?

«Il problema dei mini-alloggi, che esiste – spiega un esperto – non sarebbe cambiato, anche se non fosse stato in itinere il decreto Salva-Casa. E’ un fenomeno che avanza in tutte le metropoli europee ed oltre, collegato alle enormi masse di turisti che oggi, molto più che in passato, si spostano da un capo all’altro del pianeta e richiedono soluzioni abitative short, su misura. La domanda si moltiplica, logico che l’offerta si adegui».

Intanto gli italiani si preparano già a cogliere i diversi benefici che la nuova norma apporterà, dopo il rush finale. E si domandano quanto costerà poter mettere in regola le loro abitazioni.

Anche in questo caso, il provvedimento viene incontro ai cittadini. Il dl prevede infatti una procedura semplificata da parte degli uffici comunali incaricati di gestire le pratiche di sanatoria. Ciò vuol dire che in caso di difformità parziali o variazioni essenziali, il calcolo della somma da versare per sanare l’abuso non richiederà più il tramite dell’Agenzia delle Entrate.

E gli importi? Varieranno – spiegano gli addetti ai lavori – a seconda che l’intervento sia o meno soggetto a oneri. Nel primo caso si pagherà una somma equivalente al doppio del contributo di costruzione, raddoppiato del 20%; nel secondo caso il l’oblazione corrisponderà esclusivamente al contributo incrementato del 20%».

Infine, l’incremento non sarà previsto per gli interventi che rispettano il principio della doppia conformità, ovvero per quei lavori che risultano conformi sia alla legislazione attuale che a quella vigente all’epoca dei lavori.

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