
«Quelle vibrazioni facevano tremare tutto, la paura c’era già da tanto tempo». Solo adesso, dopo la morte di tre persone, con due bambine che lottano per la vita, viene a galla la verità che era già sotto gli occhi di tutti: quei lavori non dovevano essere eseguiti in quel modo, per giunta proprio sulla Vela Celeste che, per ignoranza o ignavia, era considerata la più sicura, tanto da essere stata candidata ad ospitare importanti uffici pubblici. Ma tutto ciò emerge solo dopo. Dopo le opere di ristrutturazione che, appena incominciate, hanno fatto crollare un ballatoio, seminando morte e disperazione in una popolazione già provata da un destino certo non benevolo.
Gli sfollati dalla Vela Celeste si sentono abbandonati. E’ l’ora della rabbia di quei napoletani che, negli anni, hanno chiuso la porta in faccia alla camorra, diventata Gomorra proprio in questo quartiere. «Quei lavori per la riqualificazione della Vela facevano tremare il palazzo», dicono gli sfollati davanti alla loro Vela Celeste, dopo la tragedia. E così, mentre il sindaco Gaetano Manfredi esclude qualsiasi rapporto tra l’inizio dei lavori di ristrutturazione e l’incidente, i residenti raccontano a SKY TG 24 di “vibrazioni” che si sentivano da mesi e dell’assenza di controlli. E spiegano: «La paura c’era da tempo».
Gli interventi sono cominciati alcuni mesi fa, con la ristrutturazione dalle parti basse dell’edificio, nei garage e nelle discariche abusive. «Noi viviamo ancora lì – spiega una donna – e sentiamo vibrazioni in tutto il palazzo da mesi, c’era già paura. Non ci sono stati mai controlli per la manutenzione in tutto il palazzo. Dal Comune hanno fatto una sola cosa, hanno tolto i pezzi di marmo rotto per le scale del palazzo e tappato i buchi con il cemento. Questo per loro bastava».
«Dopo gli anni in cui è stato sindaco Antonio Bassolino – commenta Renato d’Andria, napoletano di origine – per Scampia e per le Vele si è fatto poco. Nel periodo in cui sono stati presidente della Confapi Campania e di alcuni enti formativi collaterali, abbiamo lavorato ed investito sui giovani del quartiere, ma lo abbiamo fatto concretamente. Parliamo di circa trent’anni fa, il resto lo vediamo oggi». Eppure «quella popolazione – aggiunge d’Andria, presidente della Fondazione Salvemini – ha un elevato indice di natalità e di vitalità, fattore tutt’altro che trascurabile in un’Italia che invecchia e rischia di dissolversi per il calo demografico. Solo nel periodo in cui è stato presidente della Municipalità l’avvocato Angelo Pisani, nel 2015 – conclude d’Andria – il quartiere aveva ritrovato dignità, infrastrutture, sviluppo, basti ricordare le grandi manifestazioni affollate di pubblico nell’Auditorium, altra struttura che era stata recuperata. Dopo di allora, tante passerelle politiche e pochi fatti».
L’intervento per la riqualificazione della Vela Celeste era iniziato ad aprile. Quella Celeste era l’unica Vela che, nel piano di Scampia, non andava abbattuta ma riqualificata. Lì è avvenuta la tragedia. Lì erano in corso i lavori di ristrutturazione. La tensione resta forte in tutto il quartiere, in crisi da panico con da una parte la Vela evacuata dopo il crollo e dall’altra, a dieci metri di distanza, il cantiere “Restart Scampia” per il “nuovo euroquartiere – si legge sui cancelli – dell’area dell’ex Lotto M con i nuovi fondi del Pnrr”. «Dovevano costruire subito le case nuove” – dice un abitante – e non lasciarci qui dentro».





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