
Aprono oggi, 1 agosto, i primi due centri di accoglienza per i migranti in Albania, uno a Shengjin e l’altro a Gjader, destinati ad ospitare le persone che saranno soccorse dalle navi italiane nel Mediterraneo. Viene così realizzato uno dei punti fondamentali dell’intesa fra Roma e Tirana sottoscritta il 6 novembre tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama e ratificato dal Parlamento italiano il 15 febbraio scorso. Tre i principali obiettivi, secondo quanto ha dichiarato la premier Meloni: contrastare il traffico di esseri umani, prevenire i flussi migratori irregolari e accogliere solo chi ha diritto alla protezione internazionale. Con il protocollo di intesa tra Roma e Tirana, i migranti messi in salvo nel Mediterraneo dalle navi italiane – come quelle di Marina e Guardia di finanza, ma non delle Ong – saranno trasferiti in Albania. Il trattato ha una valenza di 5 anni, con possibilità di proroga per altri 5.
I COSTI – L’Italia si farà carico di sostenere ogni costo necessario all’alloggio e al trattamento delle persone accolte nelle strutture, compreso il vitto, le cure mediche e qualsiasi servizio ritenuto necessario, mpegnandosi affinché tale trattamento rispetti i diritti e le libertà fondamentali dell’uomo, conformemente al diritto internazionale. Si stima che, da qui al 2028, nell’arco di 4 o 5 anni, l’accordo per i centri in Albania dovrebbe costare circa 600 milioni di euro.
I DUE CENTRI – Il centro che sorge a Gjader, nell’entroterra albanese, avrà la funzione di identificare i migranti e potrà accogliere fino a un massimo di 3mila persone. Al suo interno vi sono altre tre strutture: un’area destinata a 880 migranti provenienti da “Paesi sicuri”, in cui effettuare le varie procedure di frontiera (diritto alla protezione o rimpatrio); un centro permanenza per il rimpatrio da 114 posti, dove saranno accolti coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale; un piccolo penitenziario per 20 persone per coloro che, all’interno della struttura, commettono reati.
E’ invece un centro più piccolo di approdo il porto di Shengjin, destinato alla prima accoglienza, allo screening sanitario e al fotosegnalamento dei migranti. Qui attraccheranno le navi italiane con i profughi. Dopo aver identificato coloro che hanno diritto alla protezione internazionale e coloro che invece devono essere “respinti” nel proprio Paese, i migranti dovranno essere trasportati in Italia.
Le due strutture sono destinate alle persone che vengono soccorse in acque territoriali italiane, ma l’accordo non si applica a bambini, donne in gravidanza e soggetti appartenenti a categorie vulnerabili. Inoltre, le due strutture accoglieranno solo i migranti che provengono da Paesi considerati “sicuri” dallo Stato italiano: ad esempio, la Costa d’Avorio e la Tunisia, ma non l’Egitto, il Bangladesh, il Burkina Faso e la Guinea. Per quanto riguarda le modalità di trasporto, i trasferimenti verso Shengjin saranno effettuati con unità navali militari italiane ma, a partire dal 15 settembre fino al 15 dicembre, i viaggi verranno fatti a bordo di imbarcazioni private messe a disposizioni dagli armatori che si aggiudicano l’appalto da 13,5 milioni di euro.





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