
Con 153 voti favorevoli, 89 contrari e un astenuto, la Camera ha dato disco verde al Decreto Carceri, che ora è Legge. Il via libera del dl in Aula è avvenuto però tra mille polemiche, al termine di un aspro scontro alimentato soprattutto da due ordini del giorno: uno del Dem, Marco Lacarra, a favore delle detenute madri e uno del deputato di Azione, Enrico Costa, subito ribattezzato ‘Salva-Toti’ o ‘Salva Colletti bianchi’. Da segnalare il via libera corale all’odg del deputato Pd Gian Antonio Girelli, che impegna il governo a intervenire sulla salute mentale nelle carceri.
C’è chi lo ha già ribattezzato come un nuovo svuota-carceri, ma il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che l’intento non è quello «di aprire le porte per alleggerire la popolazione carceraria, che pure costituisce un problema». Il titolare del dicastero della Giustizia ha detto che si tratta di un «intervento vasto e strutturale che affronta in modo organico un altro settore del sistema dell’esecuzione penale e che potremmo chiamare umanizzazione carceraria».
Molte le novità previste: assunzione di mille nuove unità per il Corpo della Polizia Penitenziaria, ma anche procedure più snelle per concedere di uscire dal carcere in anticipo a chi ne ha diritto, più telefonate per i detenuti e l’istituzione di un albo di comunità adibite alla detenzione domiciliare.
In contemporanea alla discussione e al definitivo varo dell’Aula di Montecitorio, a Palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni incontrava il Guardasigilli Nordio, i sottosegretari Ostellari, Delmastro, Sisto e i presidenti delle Commissioni Giustizia di Senato e Camera Giulia Bongiorno e Ciro Maschio per fare il punto sui prossimi passi da fare per affrontare l’emergenza carceri che «resta una priorità».
Al termine del vertice, Nordio fa sapere di aver chiesto un incontro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di voler proporre modifiche alle norme sulla custodia cautelare. La sua idea è quella di proporre al Csm di potenziare la copertura di organico per la magistratura di sorveglianza e di prevedere che i detenuti tossicodipendenti scontino la pena in comunità.





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