Con Yunus, il Paese ha ottenuto una seconda indipendenza. Lui: “la mia priorità è ristabilire la legge e l’ordine”

Vi avevamo parlato in un articolo nei giorni scorsi delle manifestazioni in piazza con cui migliaia di studenti bengalesi lo acclamavano a gran voce l’insediamento del Paese. E così è stato. Nelle ore scorse, anzi, il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus ha reso omaggio alle vittime delle proteste che hanno rovesciato il governo di Sheikh Hasina, affermando che i loro sacrifici hanno portato alla nazione una seconda indipendenza.  «Oggi è un giorno glorioso per noi, il Bangladesh ha creato un nuovo giorno di vittoria, ha ottenuto una seconda indipendenza», ha detto ai giornalisti all’aeroporto di Dacca, poco dopo essere tornato nel Paese per guidare un governo provvisorio.


«La mia assoluta priorità – ha aggiunto il grande economista mentre una gran folla lo acclamava – è ora quella di ripristinare nel Paese la legge e l’ordine, non possiamo andare avanti se non risolviamo la situazione dell’ordine pubblico». Dopo la destituzione del primo ministro e la presa del potere da parte dell’esercito, sono stati dunque gli studenti a volgere verso il bene il destino del Paese.

Solo pochi giorni fa il generale Waker-Uz-Zaman, capo dell’esercito del Bangladesh, dichiarava nel corso di una trasmissione alla TV di stato: «Sheikh Hasina si è dimessa da primo ministro e che l’esercito formerà un governo provvisorio».

Non ci stavano le masse giovanili della popolazione. «Abbiamo deciso – replicava subito in conferenza stampa Nahid Islam, il principale leader di Students against discrimination (Sad) – che verrà formato un governo ad interim in cui il dottor Muhammad Yunus, premio Nobel di fama internazionale, sarà il consigliere principale».

L’omaggio alle vittime reso da Yunus fa seguito ai giorni di caos e manifestazioni seguite a questo botta e risposta. Nella capitale Dacca si sono registrate almeno 300 vittime, secondo quanto avevano fanno sapere la polizia e i medici. Contro le proteste, andate avanti per settimane, il governo militare ha infatti sferrato un pugno di ferro. Ma né il coprifuoco notturno, i tagli alla rete internet, i gas lacrimogeni o i proiettili di gomma sono riusciti a fermare le centinaia di migliaia di manifestanti che nelle strade di Dacca chiedevano le dimissioni di Hasina, costretta infine a lasciare la sua residenza nella capitale per raggiungere “un luogo sicuro” poco prima che il suo Palazzo venisse assaltato da migliaia di manifestanti.

Ora, con Yunus alla guida, sia pure ad interim, il Bangladesh ha voltato finalmente pagina.

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