Settant’anni fa, il 19 agosto del 1954, nella sua casa in Valsugana ci lasciava Alcide De Gasperi, grande protagonista del Novecento e della ritrovata libertà nel nostro Paese. Nel 1881, quando nasce a Pieve Tesino, è suddito dell’Impero austro ungarico, ma fin da giovanissimo si avvicina agli ambienti cattolici della sua regione. Nel 1905 si laurea a Vienna in Filologia moderna, subito dopo assume la direzione del periodico  La Voce cattolica, poi diventata quotidiano con il nome de Il Trentino. Eletto consigliere comunale di Trento nel 1909, due anni più tardi viene nominato deputato per il collegio di Fiemme al Parlamento di Vienna, dove sostiene l’autonomia delle popolazioni italiane del Trentino.

Tra i fondatori del Partito popolare, De Gasperi concorse a definire le linee ideali della presenza politica dei cattolici e a indirizzare la loro azione politica, in coerenza con l’impostazione del popolarismo di Luigi Sturzo.

Eletto deputato al Parlamento italiano nel 1921, matura una posizione apertamente antifascista. POer questo sconta 16 mesi di carcere e nel 1929 trova rifugio in Vaticano, dove lavora come bibliotecario e contribuisce alla riorganizzazione di un partito di ispirazione cristiana che prende forma nel 1942: la Democrazia Cristiana.

Caduto il fascismo, De Gasperi entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale come rappresentante della DC. Nel 1944 è Ministro degli Esteri nei governi Bonomi e Parri e dal dicembre 1945, quando finalmente comincia per l’Italia un’era di pace dopo la barbarie della seconda guerra mondiale, De Gasperi ne sarà il simbolo, guidando il Paese come presidente del consiglio di un governo di unità nazionale. Rimarrà poi alla guida di diversi governi dal 1945 fino al 1953 e svolgerà un ruolo di primo piano nella prima fase repubblicana, caratterizzata dalla necessità di riconciliazione e riorganizzazione politica dello Stato italiano, dalla ricostruzione socioeconomica, dalla ricerca di una nuova collocazione internazionale nel contesto della Guerra fredda e dall’avvio del processo di integrazione europea.

Il sogno di un’Europa di pace e delle Nazioni, coltivato fin dalla più giovane età, fa sì che De Gasperi resti una pietra miliare nella costruzione di quella Unione Europea che per ottant’anni e passa ha assicurato pace e prosperità al nostro continente.

«Rendiamo omaggio ad un grande statista – osserva Renato d’Andria, presidente della Fondazione Gaetano Salvemini – nel settantesimo anniversario dalla sua scomparsa. Sulla sua lungimirante politica delle alleanze poggiano ancora oggi alcuni capisaldi della nostra democrazia, non va dimenticato mai il suo impegno a costruire istituzioni democratiche, rispettose e garanti delle libertà, che promuovano la giustizia sociale e lo sviluppo nel contesto di una economia aperta, garante della libertà di iniziativa privata e attenta all’utilità sociale. Al tempo stesso, in ambito internazionale va ricordata la sua scelta atlantica, ispirata ai medesimi ideali di democrazia e di libertà, quale strumento di costruzione della pace, in sintonia con politici cattolici, come Adenauer e Schuman, al fine di promuovere una autentica fase di solidarietà europea, superando le ferite delle due guerre, e la costruzione di istituzioni europee, quale indispensabile elemento di unificazione sovranazionale».

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