
«L’Italia è cambiata, il mondo è cambiato. Svegliamoci!». Così il vicepremier Antonio Tajani intervistato da Repubblica, annunciando il parere favorevole di Forza Italia allo Ius scholae, il diritto dei figli di immigrati di acquisire la cittadinanza italiana dopo due cicli scolastici, elementari e medie. Quanto al fatto che lo Ius scholae non sia nel programma di governo, Tajani ha precisato: «Verissimo, non è nel programma, ma nei programmi di governo non sempre c’è tutto. Si possono arricchire». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maurizio Lupi di Noi Moderati, mentre nel resto della maggioranza l’iniziativa comincia ad agitare le acque.
ADN Kronos, intanto, ha interpellato sul punto gli italiani. Con il 53,92% di sentiment positivo, gli italiani sui social network si dichiarano favorevoli allo Ius scholae. Lo studio è stato condotto in esclusiva per l’Adnkronos da Vis Factor, società leader a livello nazionale nel posizionamento strategico, attraverso Human, la propria piattaforma di web e social listening sviluppata interamente con algoritmo a base semantica italiana.
Le emozioni più associate alla discussione sono speranza (33%), frustrazione (20%) e indignazione (16%). Dall’analisi semantica, emerge che il leader politico più citato relativamente al tema è Antonio Tajani, seguito da Elly Schlein. I temi principali di discussione sono: riforma della cittadinanza, diritti di immigrati e minoranze, integrazione e inclusione sociale.
Lo studio evidenzia come l’attuale sistema sia considerato discriminatorio nei confronti di molti giovani nati, o cresciuti in Italia, senza che ne possano avere la cittadinanza.
Bocciatura senza appello invece per lo ius soli, il cui sentiment negativo è del 66,55%. Lo studio evidenzia un forte sentimento negativo nei confronti della proposta di introdurre lo ius soli in Italia, percepito, da chi si espone sui social, principalmente come un rischio per l’identità nazionale.
Ferma opposizione sia allo Ius Scholae che allo Ius Soli da parte dell’europarlamentare Roberto Vannacci. «Sono assolutamente contrario allo Ius Scholae e soprattutto sono contrario allo Ius Soli. Per dirla con una battuta che circola online: se uno nasce in una scuderia non è un cavallo». Per Vannacci insomma, nascere in un determinato territorio non dovrebbe automaticamente conferire la cittadinanza. «Una cosa è l’accoglienza, un’altra è la cittadinanza. Per quale motivo – aggiunge – una persona che viene da un Paese straniero dovrebbe ottenere la cittadinanza solo per averci studiato due anni?».
«Sullo Ius soli – interviene Renato d’Andria, presidente della Fondazione Salvemini, da tempo impegnato in studi geopolitici sulle migrazioni – possiamo essere d’accordo con l’onorevole Vannacci, ma cosa completamente diversa è lo Ius Scholae. Perché mai un bambino nato in Italia da genitori stranieri, dopo aver studiato nel nostro Paese, non dovrebbe diventare a tutti gli effetti un italiano? Al massimo – conclude il presidente d’Andria – la discussione può andare avanti sugli anni di studio necessari, se bastino insomma elementari e medie, o invece anche la maturità superiore ed eventuali studi universitari. Ma non c’è dubbio che questo diritto vada riconosciuto».





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