Il suicidio del ragazzo di Cosma e Damiano (provincia di Latina) alla vigilia del ritorno in classe ha riacceso i riflettori su un fenomeno che sta avvelenando l’ingera società ed anche il futuro delle prossime generazioni: il bullismo. Aveva solo 15 anni Paolo, trovato morto nella sua cameretta l’11 settembre scorso. «Nostro figlio era perseguitato – è la denuncia disperata dei genitori – tante volte avevamo segnalato situazioni sospette che avvenivano in scuola, ma nessuno ci ha ascoltati. Alle elementari – aggiungono – sono arrivate le aggressioni dei compagni e lo scherno delle maestre, alle medie il bullismo dei professori, poi sono arrivati gli apprezzamenti al primo anno dell’istituto informatico Pacinotti. Altro bullismo, altra sofferenza». «Quante volte l’ho visto piangere…», geme la madre.

Mentre la Procura di Cassino indaga per istigazione al suicidio, il ministro Giuseppe Valditara ha disposto un’ispezione nell’istituto scolastico, dopo che  il fratello dell’adolescente gli aveva scritto, raccontando che Paolo era “perseguitato dai bulli” e che proprio questa situazione l’avrebbe spinto a uccidersi.

Più che allarmanti i dati forniti dall’Istat su questo grave fenomeno.

Nel 2023 il 68,5% dei ragazzi 11-19enni ha dichiarato di essere rimasto vittima di almeno un comportamento offensivo non rispettoso e/o violento, online e/o offline, nei 12 mesi precedenti. Il 21% ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo, cioè di aver subito questi comportamenti in maniera continuativa. Lo si legge nel report dell’Istat “Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra ragazzi”, presentato a Palazzo Chigi alla presenza dei ministri della Famiglia e dell’Istruzione, Eugenia Roccella e Giuseppe Valditara.

Il 71% dei ragazzi 11-19enni del Nord-ovest dichiara di aver subito, nel corso dell’anno precedente, comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti contro il 66,5% riscontrabile tra chi risiede nel Mezzogiorno. Nel Nord gli episodi di bullismo subiti con continuità sono più frequenti: 22, 1% tra i ragazzi del Nord-est e 21,6% tra quelli del Nord-ovest contro il 20% nel Mezzogiorno. “Si torna alla famiglia, all’emergenza educativa e non è un caso, secondo me, che nel Sud ci sia un po’ meno la tendenza al bullismo, perché probabilmente ancora resistono le reti parentali e questo interviene su vari fronti”, ha spiegato il ministro per la Famiglia.

«Sono gli studenti tra gli 11 e 13 anni – spiega poi David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop) – ad essere i più colpiti dal fenomeno del bullismo: il 18,9 % tra il genere maschile e il 19,8% tra quello femminile. Le percentuali salgono all’aumentare dell’età: a 13 anni finiscono nel mirino dei bulli il 14,6% dei maschi e il 17,3% delle femmine. A 15 l’incidenza torna a scendere con 9,9 punti percentuali tra i ragazzi e 9,2 tra le ragazze».

IL PUNTO DI VISTA DELLA FONDAZIONE SALVEMINI

Il crollo di valori tradizionali genera insicurezza, identità confuse che, per affermarsi in contesti sempre più violenti e non soccombere, non trovano altro mezzo se non quello di ricorrere essi stessi ad atti violenti e persecutori. Ogni ragazzo-adolescente ha timore di finire nel tritacarne del branco e, per evitare questo rischio, si adopera con ogni mezzo per entrarne a far parte. Un circuito che si auto-alimenta di orrore e che può condurre i più fragili, come Paolo, a commettere gesti estremi. Occorre tornare a quei luoghi di aggregazione che accompagnavano i bambini fin dalle elementari impartendo loro valori positivi, ad esempio gli oratori parrocchiali, che in Italia risultano quasi completamente scomparsi, ma anche lo sport devo essere diffuso con una mentalità diversa, non di puro agonismo, bensì di competizione fraterna.

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