«Aerei militari russi hanno violato lo spazio aereo norvegese tre volte quest’anno, in primavera ed estate, due volte sul mare e uno su territori non abitati. Un SU-24 il 25 aprile scorso, per quattro minuti, un L410 Turbolet da trasporto, per tre minuti il 25 luglio, e un SU-33 per un minuto il 18 agosto». Lo ha dichiarato il premier norvegese Jonas Gahr Støre, che ha aggiunto: «Non possiamo stabilire se si tratta di una azione deliberata o di un errore di navigazione, ma qualunque ne sia la causa, rimangono atti inaccettabili e lo abbiamo fatto presente ai russi». 

L’ambasciata russa a Oslo, dal canto suo, ha risposto dicendo che le affermazioni «non sono confermate da dati oggettivi dei loro sistemi di ricognizione». Ennesima smentita dei russi.

Intanto ieri il presidente americano Donald Trump, nel suo lungo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato senza mezzi termini: «I paesi NATO abbattano i jet russi sui loro cieli».

Tutto questo induce a porsi una domanda: cui prodest? Chi ha interesse ad attizzare il fuoco, in una situazione geopolitica mondiale già così tragicamente compromessa? Si fa fatica a credere che le violazioni degli spazi aerei ripetutamente avvenute in diversi paesi della NATO possano essere un’iniziativa della Russia o, come affermano alcuni commentatori, si traducano in presunti “avvertimenti” del regime di Putin. La Russia è impegnata a sedare la protesta popolare per il sangue versato dalle migliaia e migliaia di ragazzi caduti sul fronte di una guerra in Ucraina che sembra non finire mai. Che motivo avrebbe allora di provocare l’avversario NATO?

Dal punto di vista della Fondazione Gaetano Salvemini, va fatta una riflessione più obiettiva, scevra da condizionamenti ideologici, per capire chi e perché sta fomentando le possibilità di una guerra mondiale, quali sono i reali interessi in gioco che muovono queste manovre.   

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