
Il colosso Amazon ha concluso con la Federal Trade Commission degli Stati Uniti un accordo da 2,5 miliardi di dollari per risolvere le accuse secondo cui la società statunitense avrebbe iscritto milioni di consumatori agli abbonamenti Prime senza il loro consenso e ne avrebbe consapevolmente reso difficile la disdetta. La Federal Trade Commission aveva fatto causa ad Amazon presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti a Seattle due anni fa, accusando la società di oltre un decennio di violazioni legali. Tra queste, una violazione del Restore Online Shoppers’ Confidence Act, una legge del 2010 progettata per garantire che le persone sappiano esattamente a cosa si riferiscono gli addebiti online.
Secondo le intese stipulate, Amazon pagherà dunque una sanzione civile di 1 miliardo di dollari, lma dovrà anche rimborsare 1,5 miliardi di dollari ai consumatori danneggiati dalle sue pratiche ingannevoli di iscrizione a Prime, oltre ovviamente a cessare le pratiche illecite di iscrizione e disdetta da Prime. Si tratta del secondo risarcimento più elevato mai ottenuto tramite un’azione della FTC.
«Oggi – esulta Andrew Ferguson, presidente di FTC – abbiamo fatto la storia, abbiamo ottenuto una vittoria da record per i milioni di americani, stanchi di abbonamenti ingannevoli che sembravano impossibili da disdire». «Le prove – aggiunge – hanno dimostrato che Amazon ha utilizzato sofisticate trappole per gli abbonamenti, progettate per manipolare i consumatori inducendoli ad iscriversi a Prime, ma finalmente stiamo restituendo miliardi di dollari nelle tasche degli americani». I clienti Prime idonei al risarcimento comprendono coloro che potrebbero essersi iscritti tramite il “Single Page Checkout” dell’azienda tra il 23 giugno 2019 e il 23 giugno 2025.
L’accordo impone ad Amazon di apportare modifiche significative ai flussi di iscrizione e cancellazione a Prime. Sarà quindi prevista l’apposizione di un pulsante chiaro e visibile per i clienti che desiderano rifiutare Prime.
Va detto infine che Amazon, nel sottoscrivere l’accordo, non ha ammesso alcuna colpa.





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