«She did it. Congratulations, Moldova!». Con questo tweet Oana Țoiu, ministra degli Esteri della Romania, ha espresso la sua esultanza per il successo della democrazia europeista alle elezioni in Moldavia. Un risultato che nasce dal radicamento di Partito Azione e Solidarietà (PAS) nei territori, grazie a una campagna capillare che la leader Maia Sandu ha portato avanti nelle città e nei villaggi .

E’ stata una vittoria tutt’altro che facile, a causa delle interferenze filo-russe. Infatti, come era già accaduto dal 1991, anno dell’indipendenza della Moldova dall’Urss, il voto è stato contrastato della perenne ingerenza russa. Nella notte prima delle elezioni, il nuovo Servizio per la tecnologia dell’informazione e la sicurezza cibernetica aveva identificato sedici milioni di attacchi alla piattaforma della Commissione Elettorale Centrale, ai sistemi governativi di servizi cloud e presso alcuni seggi esteri. Gli attacchi avvenivano sotto forma di sessioni simultanee generate ad hoc «per simulare traffico reale e aggirare i sistemi di protezione, introdurre codici maligni nelle banche dati e malware presso le postazioni di voto». Per limitare i danni, il Servizio ha dovuto bloccare temporaneamente quattromila siti nazionali.

Nonostante questa autentica guerra elettorale ibrida, Sandu ha conquistato 55 deputati su 101: quanto basta per governare nuovamente e proseguire le riforme necessarie all’adesione all’Unione europea entro il 2030. 

Con altre donne politiche della sua generazione, tra cui l’ex premier estone Kaja Kallas, Sandu rappresenta il nuovo e la speranza politica dell’Europa orientale.


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