Unire le sponde del Mediterraneo all’insegna della pace e del lavoro. Il progetto lanciato dal PSDI negli anni in cui ne sono stato segretario nazionale, trova oggi nuova linfa ed attuazione attraverso il nuovo Canale extra-flussi, emanato dal governo attraverso l’articolo 23 del testo Unico sull’immigrazione.

Apprendiamo infatti che il ministero del Lavoro ha approvato 57 programmi di formazione professionale per quasi settemila cittadini di Paesi extracomunitari.
Sarà allora utile ricordare alcune componenti strategiche del progetto che proponevamo come PSDI, sia attraverso la rivista trilingue Genesi Journal, sia durante convegni nazionali organizzati al Capranichetta di Roma con la partecipazione di esponenti politici e del giornalismo di primissimo piano. L’idea-base era la stessa di oggi, attuare piani integrati di formazione professionale nei Paesi d’origine di coloro che tendono invece a fuggire per cercare lavoro in Europa, andando incontro a difficoltà estreme, spesso fino alla morte in mare.

Nella nostra iniziativa progettuale – che potrebbe essere ripresa anche su questo punto – un ruolo chiave lo avrebbero le tante maestranze qualificate del nostro Paese che oggi, non svolgendo più una fase attiva nel mondo del lavoro, sarebbero il capitale umano più prezioso da inviare in Paesi come Egitto, Tunisia, Ghana, Bangladesh e, più in generale, nell’Africa maghrebina e sub sahariana.

Non possiamo dunque che accogliere favorevolmente queste nuove iniziative del Ministero del Lavoro, che vanno esattamente nella direzione da noi suggerita già molti anni orsono. Resta il nodo dei permessi di soggiorno per i primi lavoratori che, dopo la formazione, vengono a lavorare in Italia. Per questo ci permettiamo un suggerimento: perché non utilizzare il Piano Mattei per l’Africa come cornice entro cui inserire forme di occupazione stabile per i lavoratori formati, ma contribuendo a crearle nei loro territori d’origine? Sarebbe un modo eccellente per centrare l’obiettivo che il Piano Mattei si prefigge: rafforzare i legami con l’Africa attraverso un approccio globale e non predatorio.

Renato d’Andria

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