La Fondazione Gaetano Salvemini, da sempre attenta custode dei diritti della libera informazione, esprime solidarietà al giornalista RAI Sigfrido Ranucci dopo l’attentato esplosivo ai danni delle sue auto parcheggiate sotto casa.

Per questo vogliamo rilanciare le parole pronunciate oggi da Ranucci, in collegamento con l’assemblea di Strasburgo in occasione della giornata del premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo investigativo.

«Il potere, o chi lo gestisce anche nell’ambito della criminalità organizzata, – ha detto i conduttore RAI – non digerisce lo sguardo dell’informazione. I boss temono più un’inchiesta di Report che un’indagine della magistratura, perché l’informazione può accendere subito un faro e fargli saltare gli affari».

Ma c’è di più.

«La cause e le liti temerarie hanno preso il posto delle pallottole», ha cominciato il giornalista Rai parlando delle cosiddette “Slapp”, procedimenti legali strategici intentati per intimidire e mettere a tacere i giornalisti. «In Italia abbiamo un problema di memoria e di patologia, siamo un Paese malato che convince con la sua malattia come se fosse la normalità».

«Ormai – ha concluso Ranucci – le notizie che vengono messe in luce sul web non sono quelle più vere, ma quelle con più click. L’Europa deve dotarsi di strumenti più incisivi per far rispettare i valori all’interno dei singoli Paesi». 

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