Con 418 voti a favore, fra cui quelli del Ppe, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove norme sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue, come proposto dalle forze politiche di destra.

In base alle nuove norme, una decisione di rimpatrio comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, benché i migranti possano anche essere trattenuti fino a 24 mesi. Potranno inoltre essere trasferiti, esclusi i minori non accompagnati, verso centri di rimpatrio situati nel territorio di un paese terzo.

Grande soddisfazione è stata espressa da Giorgia Meloni che, nelle stesse ore in cui partecipava al G7 di Evian, ha postato un video. «Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa», ha detto. Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri è «un provvedimento storico, frutto soprattutto del lavoro del governo italiano, che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea».

Il regolamento prevede tra l’altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, «quindi di fatto – aggiunge la premier – seguendo la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che, grazie a questo governo, è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera».

Dalla sinistra salgono ovviamente mugugni e maldipancia. Perché, dopo questo voto, in Europa non esiste più la cosiddetta “maggioranza Ursula”, anzi, si sarebbe già costituita la cosiddetta “maggioranza Giorgia”, un compatto gruppo di conservatori capace di spostare l’ago della bilancia nelle votazioni in parlamento, dopo i decenni di dominio della sinistra. Protestano perciò le sinistre europee, comprese quelle italiane. In prima fila i rappresentanti del Movimento 5 Stelle: «Il Parlamento europeo sceglie l’ideologia e la propaganda, la riforma votata oggi sui rimpatri e i return hubs non rappresenta una soluzione efficace alle criticità legate alla gestione dei flussi migratori e, anzi, introduce elementi che rischiano di trasformarsi in un danno per il nostro Paese». Il partito di Giuseppe Conte fa notare che l’Albania è candidata ad entrare in Europa, sicché l’Italia dovrebbe dismettere fin da ora i centri «così da destinare il personale delle forze dell’ordine impiegati oggi in Albania a garantire la sicurezza nelle nostre città, così come recita un emendamento che abbiamo presentato». Peccato che i tempi per l’ingresso dell’Albania in Ue siano ancora lunghi: il Paese conta di arrivare all’adesione completa nel 2030 quindi, ben che vada, servono ancora tre anni, durante i quali i centri albanesi potranno continuare tranquillamente a lavorare.

«Per anni la sinistra italiana ed europea – incalza Giorgia Meloni – insieme ai sostenitori della ‘politica delle porte aperte’, ha ignorato il problema dell’immigrazione irregolare, consentendo ingressi indiscriminati e mettendo in secondo piano sicurezza, legalità e controllo delle frontiere. Oggi quella stagione è finita. Con l’approvazione definitiva del Regolamento sui Rimpatri, l’Unione europea riconosce finalmente una realtà che il Governo Meloni denuncia da tempo: chi non ha diritto a restare sul territorio europeo deve essere rimpatriato con procedure efficaci e in tempi certi».

Si tratta obiettivamente di una svolta. «Per troppo tempo il peso dell’immigrazione irregolare è ricaduto quasi esclusivamente sull’Italia, lasciata sola a difendere i confini esterni dell’Unione mentre da Bruxelles arrivavano lezioni ideologiche e poche soluzioni concrete. Oggi, invece, l’Europa sceglie di affrontare il fenomeno migratorio con maggiore pragmatismo, seguendo una linea che l’Italia sostiene da anni e assumendo finalmente responsabilità e soluzioni condivise», ha concluso la premier Meloni.

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