

La crescita di un Paese, la sua superiorità sui contesti internazionali, non si misura solo sul Pil o sullo spread – valori che comunque sono ora per noi più che soddisfacenti – ma anche da indicatori generalmente definiti “collaterali”, che invece tali non sono, perché rappresentano prove indiscutibili di buon andamento della tenuta economica e dell’immagine internazionale.
Vanno accolte così, a nostro giudizio, le buone notizie che arrivano dal “Luxury Hospitality Report” 2025 appena presentato e realizzato da Thrends, società specializzata nelle business intelligence per l’industria turistica, secondo cui l’Italia si prepara a superare la Cina nell’ospitalità di lusso, passando così dal quarto al secondo posto, dopo gli USA.
«Attualmente – ha spiegato Giorgio Ribaudo, managing director di Thrends presentando il Rapporto – in Italia ci sono 745 alberghi con 5 stelle e nell’arco dei prossimi due anni ci saranno altre 170 inaugurazioni, in tal modo l’offerta complessiva di strutture di lusso raggiungerà i 900 alberghi all’inizio del 2028». Da qui la previsione: «l’Italia diventerà la seconda potenza al mondo nell’ospitalità premium dopo gli Usa come numero di 5 stelle, un volume molto superiore alla Cina che attualmente ha circa 750 strutture. L’Italia ha questo grande portafoglio di hotel 5 stelle e negli ultimi 5-6 anni ha accelerato tantissimo come crescita, con un incremento importante della competitività». Ma già oggi il Rapporto evidenzia che «le performance al settembre 2025 degli hotel a Roma e Milano sono tra le più alte in Europa in termini di ricavi per camera disponibile e la domanda di ospitalità premium sta tenendo benissimo il passo di questo incremento dell’offerta».
Merito anche dei grandi eventi di Milano Cortina 2026, ma certo questi sono tutti argomenti che imprimono forte dinamismo alla nostra economia, arrivando anche nel momento più propizio: quello nel quale va avanti il serrato confronto sulla Manovra tra Governo e parti sociali che, come ogni anno, presenta ostacoli naturali da affrontare e superare. E allora, anche alla luce di questi importanti indicatori, noi diciamo, avanti tutta!
Renato d’Andria





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