

Come sempre, la lucidità maggiore nel campo largo l’ha avuta Matteo Renzi. Il leader di IV è stato più lesto a capire che la richiesta avanzata da Elly Schlein ed AVS di introdurre la tassa patrimoniale per i ricchi, serve solo a far crescere il consenso verso la maggioranza. «Questo – ha detto Renzi – è l’ennesimo autogol mediatico della sinistra, la donna che ha alzato la pressione fiscale improvvisamente diventa la paladina che difende i cittadini dallo Stato esattore, mentre la sinistra, che potrebbe guadagnare consenso sulla battaglia per abbassare le tasse, si trova incastrata nel ruolo di vampiro».
Va detto che la Finanziaria 2026 è la meno consistente in termini economici degli ultimi anni. Una coperta ancor più corta, dunque, che tuttavia cerca di fare il massimo con il minimo perché, guardandone i risultati in prospettiva, consentirà all’Italia di migliorare i suoi fondamentali di bilancio, al punto da farci uscire in anticipo dalla procedura di infrazione della Commissione europea. Da qui il limitato impatto sull’economia reale e sui conti delle famiglie, che ha fatto sollevare il sopracciglio ai rappresentanti di Istat e Bankitalia, scatenando l’ira di Maurizio Landini, che ha proclamato uno sciopero generale per venerdì 12 dicembre.
Al centro della tensione c’è il taglio dell’Irpef di cui, stando alle critiche, beneficerebbero solo le fasce medio-alte di reddito. Ma fra queste, come annotato sul Corriere della Sera da Carlo Cottarelli, sono compresi anche i redditi fino a 50mila euro, che non sono certo da paperoni.
Il nodo vero con cui deve confrontarsi l’Italia, a nostro avviso, è ancora un altro. Eurostat solo pochi giorni fa ci ha ricordato che, fatto 100 il reddito disponibile degli italiani nel 2008, noi siamo gli unici, insieme ai greci, ad essere rimasti indietro. Ciò significa che oggi le famiglie italiane hanno a disposizione in media il 95,97% rispetto a 16 anni fa, contro una media dell’area euro pari al 109,4%. Certo, siamo cresciuti rispetto al minimo del 2013 (88,68%), ma la strada è ancora lunga. E quella imboccata dal governo quest’anno, se ben guardata, procede proprio in questa giusta direzione. Sempre che la pioggia di emendamenti in arrivo dalle opposizioni le consentano di procedere per il verso giusto.
Renato d’Andria





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