
Dopo le inchieste della trasmissione Report sull’Autorità Garante della Privacy, continua ad infuriare lo scontro fra maggioranza e opposizione.
Ricordiamo che tutto era partito dalla notifica di una sanzione da 150mila euro alla RAI per la diffusione, da parte del programma di Sigfrido Ranucci, di un audio tra Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini, in merito alla relazione fra l’ex ministro e Maria Rosaria Boccia.
Da qui sono partite le inchieste di Report, che ha messo nel mirino proprio l’Autorità Garante.
Oggi però il caso è diventato politico.
«Sta emergendo un quadro grave e desolante – dichiara Elly Schlein – sulle modalità di gestione dell’Autorità Garante per la Privacy che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Io penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio».
Immediata la replica del governo. Sulle dimissioni del Garante per la Privacy «spetta al collegio decidere, come sapete l’azzeramento non è di nostra competenza, è una decisione che spetta a loro», risponde la premier Giorgia Meloni, interpellata mentre raggiunge l’aereo che la porterà a Bari per il comizio dei leader del centrodestra.
«Le inchieste giornalistiche di Report – insiste Schlein – hanno rivelato un sistema gestionale opaco, caratterizzato da numerosi conflitti di interesse e da una forte permeabilità alla politica. Senza un azzeramento e una ripartenza sarà impossibile ricostruire la fiducia dei cittadini nell’istituzione che deve tutelarne i diritti e assicurare la necessaria terzietà del collegio, anche rispetto alla politica”, conclude la segretaria del Pd».
«Questo Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, in quota Pd e Cinque Stelle. Dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo», ha replicato la premier, chiudendo così la porta ad ogni ulteriore polemica.





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