Per troppi anni l’Europa ha rinunciato al suo ruolo nel Mediterraneo e si è concentrata soltanto su ciò che avveniva sul suo fianco orientale, trascurando la sponda Sud e aggrovigliandosi nella burocrazia e nell’ideologia. Per troppi anni, mentre Roma e Bruxelles guardavano altrove, altre forze agivano nel Mediterraneo e in Africa (a partire da Russia e Cina), decise a occupare il posto lasciato libero dall’Occidente. Parte da qui il saggio di Ruggero Razza dal titolo “Il piano Mattei. Come Giorgia Meloni ha riportato l’Europa nel Mediterraneo globale”, appena uscito per l’editore Bonferraro.  L’autore individua nel Piano Mattei varato dal governo di Giorgia Meloni il punto di svolta per costruire un rapporto diverso con il bacino mediterraneo e il continente africano, in un momento di continue trasformazioni geopolitiche – crisi, guerre, migrazioni – in cui la rotta della Storia non corre più soltanto sulla direttrice Est-Ovest, ma sceglie sempre più spesso quella Nord-Sud.

Il Mare Nostrum, spiega Razza,  può diventare la cerniera di una macro-area che unisce Europa e Africa, arrivando potenzialmente fino all’India, perché è in atto il progetto di una ferrovia finanziata dagli arabi destinata a collegare i porti del golfo persico, in cui arrivano le navi dall’India, con quelli del Mediterraneo. Si tratta quindi di un disegno geopolitico fondamentale sul piano energetico, commerciale e infrastrutturale, ma anche sociale, culturale e religioso, ed è quello che l’Italia ha riportato all’attenzione dell’Unione europea.

Numeri alla mano, Razza passa in rassegna le immense risorse del Mediterraneo globale e del continente africano, sul piano energetico, infrastrutturale, commerciale, ma anche culturale e digitale. Potenzialità enormi, che il Piano Mattei sta sviluppando seguendo una logica diversa da quella adottata dall’Occidente negli ultimi decenni. Un nuovo modello di cooperazione paritaria e non predatoria, che l’Italia ha messo a disposizione dei partner Ue, dando un input fondamentale per la stesura dell’imminente Patto per il Mediterraneo.

Iniziative che puntano ad aiutare gli Stati africani a crescere e creare sviluppo nei propri territori. Liberando il continente dalle sue catene, e costruendo le premesse per quel “diritto a non emigrare” invocato a più riprese dalla Chiesa Cattolica, da Benedetto XVI a Leone XIV, troppo spesso nell’indifferenza delle classi dirigenti europee.

Vale la pena di ricordare che la Fondazione Salvemini, attraverso il suo presidente Renato d’Andria, per anni ha proposto intese fra le due sponde del Mediterraneo sotto il profilo sociale, economico e culturale, promuovendone i valori attraverso numerosi convegni e la rivista multilingue Genesi Journal.

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