
C’è tensione in Romania fra i Socialdemocratici (PSD), che siedono nell’esecutivo di governo guidato dal liberale Ilie Bolojan. Il partito si è infatti alleato con l’AUR, formazione di estrema destra, per sfiduciare il premier in carica. L’annuncio della mozione congiunta PSD-AUR contro il governo Bolojan era stato dato mentre il presidente della repubblica Nicușor Dan discuteva a Cotroceni, quartiere periferico di Bucarest, con i leader del PSD, del PNL, dell’USR, dell’UDMR e del gruppo di minoranza, su come affrontare la grave crisi politica che la Romania sta attraversando.
Ferma la reazione di alcuni esponenti di punta del PSD. Come il sindaco socialdemocratico di Buzău, Constantin Toma, che aveva immediatamente espresso la sua solidarietà al Primo Ministro Ilie Bolojan e alle sue proposte. «Una vittoria al fianco dell’AUR rappresenterebbe una grande sconfitta per il PSD», affermava il sindaco, che, nello stesso contesto, prospetta un esito elettorale disastroso per il partito politico a cui appartiene.
L’annuncio della inedita alleanza era stato dato congiuntamente dal senatore dell’AUR Petrișor Peiu e dal socialdemocratico Marian Neacșu.
A gettare acqua sul fuoco ci aveva provato anche l’ex ministro dell’Agricoltura socialdemocratico, Florin Barbu: non si pone la questione di una possibile formazione di un governo tra PSD e AUR, aveva detto Barbu, aggiungendo che questa collaborazione politica tra PSD e AUR si riferisce strettamente alla mozione contro il governo Bolojan. «È solo una mozione – aveva poi spiegato – non stiamo parlando di formare un governo con l’AUR. È una mozione di sfiducia. E se questa decisione viene presa all’interno del Partito Socialdemocratico e c’è un terreno comune su questa mozione, non ho problemi, voterò a favore».
DALLE PAROLE AI FATTI
La mozione di sfiducia doveva essere discussa all’inizio di maggio. Invece pochi giorni fa dalle parole si è passati ai fatti. Lo scorso lunedì 20 aprile il Partito socialdemocratico romeno (PSD), principale partner della maggioranza, ha tolto il suo sostegno al premier Bolojan, aprendo una crisi di governo. Bolojan ha deciso di proseguire con un governo di minoranza, ma l’instabilità cresce.

«La crisi politica esplosa in Romania – commenta Renato d’Andria, già segretario nazionale del Partito Socialdemocratico Italiano – non è un episodio isolato, ma piuttosto il punto di arrivo di un deterioramento progressivo dei rapporti all’interno della coalizione di governo, una frattura maturata sotto la pressione di vincoli economici sempre più stringenti, divergenze politiche e una crescente difficoltà nel sostenere scelte impopolari».
Il leader del PSD, Sorin Grindeanu (nella foto), ha motivato questa rottura con il rifiuto delle misure di austerità. «Non possiamo accettare – ha dichiarato, riferendosi all’inflazione e al diffuso malcontento – politiche che gravano in modo sproporzionato sui cittadini».
«Ma a ben guardare – conclude d’Andria – la scelta dei socialdemocratici rumeni potrebbe essere frutto di calcoli politici. Uscire dalla coalizione al governo adesso, infatti, consente al partito di evitare il costo elettorale di riforme impopolari e di recuperare consensi in vista delle prossime elezioni, che sono previste per il 2028, salvo se venissero anticipate».





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