
Il risultato delle Regionali conferma oggi quanto avevamo anticipato su L’Umanità già a ottobre, quando si profilavano i nomi dei candidati governatore nelle tre regioni chiamate al voto di novembre. Tutto combinato aprioristicamente per pareggiare i conti. Su sei regioni al voto da settembre a novembre, tre dovevano andare al centrodestra e tre al centrosinistra. Un candidato forte e popolare dove si doveva vincere, contro un semi-sconosciuto, agnello sacrificale dato perdente già in partenza.
Facciamo un po’ di conti, partendo dall’inizio.
Marche 28-29 settembre
Vince Francesco Acquaroli (centrodestra) con il 52,43%
Calabria 5-6 ottobre
Vince Roberto Occhiuto (centrodestra) col 57,26%
Toscana 12-13 ottobre
Vince Eugenio Giani (centrosinistra) col 53,92%
Campania 23-24 novembre
Vince Roberto Fico (centrosinistra)
Puglia 23-24 novembre
Vince Antonio Decaro (centrosinistra)
Veneto 23-24 novembre
Vince Alberto Stefani (centrodestra)
Ci siamo arrivati: tre al centrodestra e tre al centrosinistra, come previsto.
E gli elettori? In qualche modo lo sanno o, quanto meno, avvertono una percezione subliminale. Ed è per questo che non vanno a votare: non intendono ratificare col loro voto scelte già fatte in alto loco.
Poco da stupirsi, allora, se stavolta l’affluenza crolla a livelli abissali.
Nel Veneto la percentuale dei votanti si ferma al 44,6% in calo di 16,5% punti risetti alle regionali del 2020, quando alle urne si era recato il 61,1% degli aventi diritto.
Netto calo anche in Puglia, 14 punti in meno rispetto a cinque anni fa. Nel 2020 votò il 56,4% degli elettori rispetto al 41,8 di quelli attuali.
E anche in Campania l’affluenza crolla di ben 11 punti: 44,05% rispetto a il 55,5% degli aventi diritto del 2020.
Ci auguriamo che questa situazione, resa ancor più palese dal voto di oggi, possa servire da campanello d’allarme per le menti più avvedute del centrodestra, che è maggioranza di governo, tuttora ha un altissimo gradimento degli italiani e porta a casa ottimi risultati sui livelli internazionali ed economici.
Rita Pennarola





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