All’insegna di “Non c’è giustizia senza vita”, gli Stati Generali della Giustizia, quindicesimo appuntamento internazionale in corso a Roma, hanno ribadito il loro fermo NO alla pena di morte. A dirlo, a gridarlo con voce gravida di dolore, sono anche i tanti genitori intervenuti che portano dentro di sé la piaga di aver perso un figlio.

«Ho perso i miei sogni, le mie speranze, il mio futuro». In un video parla Satoshi Mano, parlamentare giapponese, padre di un ragazzo ucciso in un incidente stradale da un conducente ubriaco.

La sua voce risuona nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera, dove sono riuniti i partecipanti al Congresso, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Presenti a Roma i ministri della Giustizia e rappresentanti di 18 Paesi abolizionisti de iure o de facto (come Cambogia, Ciad, Marocco e Timor Est) ima anche Paesi mantenitori (come Pakistan, Somalia, Uganda, e Vietnam). Obiettivo comune: trovare la via per arrivare a una progressiva abolizione della pena capitale.

«Noi familiari delle vittime – ha chiarito Satoshi Mano – non desideriamo la morte dell’autore del reato. Per quanto sia terribile il crimine, possiamo davvero considerare “giustizia” il fatto che lo Stato uccida una persona? Ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema che protegga la vita».

La perentoria richiesta degli Stati Generali arriva dopo la moratoria sulla pena di morte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che giusto un anno fa, il 17 dicembre 2024, ottenne il sostegno record di 130 voti favorevoli.

Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, coordinatore della Campagna per l’abolizione della pena di morte, ha lanciato un appello al governatore della California, Gavin Newsom, perché commuti le 573 condanne capitali ancora sospese nel suo Stato. Drammatica la testimonianza di George Kain, ex capo della polizia del Connecticut che, descrivendo la situazione negli Stati Uniti, dove negli ultimi anni le esecuzioni sono aumentate, ha sottolineato: «Quello che sta accadendo è una vergogna. Si sta attuando la pena di morte anche con il gas». «Crediamo che la pena di morte sia il simbolo, giuridicamente giustificato, della disumanizzazione del mondo», ha replicato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.

Ma – è stato ricordato durante il vertice – i passi da compiere in questa direzione sono anche altri, in primis escludere la pena di morte per i bambini e i minori, per le donne con bambini e per i disabili mentali e, soprattutto, sostenere con un voto favorevole la risoluzione Onu.

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