
Riunione informale del Consiglio d’Europa ieri, 11 dicembre, per aprire una discussione sulle ipotesi di modifica della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La riunione è stata convocata dal segretario generale Alain Berset (nella foto) a seguito della lettera del maggio scorso di Italia e Danimarca. Secondo l’Italia di Giorgia Meloni e la Danimarca della premier socialdemocratica Mett Frederiksen, cui è arrivato il sostegno del laburista Uk Keir Starmer, alcune misure limitano la possibilità di realizzare i rimpatri, in particolare quelli dei cittadini stranieri che hanno commesso reati gravi.
A conclusione, il vertice ha chiesto al Comitato dei ministri degli esteri, che si riunirà il prossimo maggio a Chisinau, di agire su quattro versanti. Il primo, preparare una dichiarazione politica che bilanci i diritti garantiti dalla Convenzione alle sfide poste dall’immigrazione irregolare e dalla situazione degli stranieri condannati per reati gravi. Il secondo: ribadire il proprio sostegno a una nuova raccomandazione contro il traffico di migranti. Infine, la richiesta è di valutare come il Consiglio d’Europa possa affrontare al meglio le urgenti questioni migratorie e di incoraggiare il segretario generale a impegnarsi in discussioni a livello internazionale in materia di migrazione.
Alla fine – si legge sull’Ansa – a linea italiana ha prevalso. E’ diventata una linea comunitaria e, presto, potrebbe anche scardinare la Convenzione dei diritti umani per un approccio “più efficace” sulla migrazione. Nella settimana del primo, importante accordo sui Paesi terzi sicuri e sui return hub in Europa, Giorgia Meloni ha parlato in videocollegamento a Bruxelles rivendicando un’azione, quella del suo governo, che in tre anni e poco più ha rovesciato molte delle priorità dell’Ue nell’affrontare i flussi irregolari.
L’occasione per fare il punto della situazione è stata la Conferenza dell’Alleanza Globale contro i trafficanti di migranti. Meloni è intervenuta subito dopo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e ha ribadito come l’esecutivo europeo e il governo italiano, in fatto di migrazione, la vedano allo stesso modo. L’intesa ha riguardato tre misure cruciali: quella che definisce i Paesi terzi sicuri, quella sulla lista dei Paesi terzi stessi e il regolamento rimpatri.





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