
Gli analisti geopolitici cominciano ad evidenziare alcuni punti di convergenza da non sottovalutare fra Roma e Berlino, tanto da pronosticare che “il 2026 sarà l’anno di Italia e Germania”. Una prospettiva rafforzata da elementi ben precisi, il primo dei quali è che i due governi hanno in comune esecutivi a guida conservatrice dotati di una certa stabilità, entrambi con la ragionevole aspettativa di non dover affrontare elezioni nazionali da qui a un anno e mezzo.
Ma vi sarebbero altri, ben precisi segnali di questa inedita relationschip. Intanto, il secondo Forum ministeriale italo-tedesco, che si è tenuto lo scorso 10 dicembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presieduto dal ministro Adolfo Urso e dalla ministra federale dell’Economia e dell’Energia Katherina Reiche. Il Forum ha prodotto un documento congiunto di politica industriale su auto e siderurgia che vede come elemento centrale la revisione della transizione ecologica europea e in particolare quella dello stop ai motori endotermici previsto per il 2035. In perfetta sintonia con la collega tedesca, il ministro ha rivendicato una revisione radicale ed efficace, che preveda neutralità tecnologica, riconoscimento strutturale del ruolo di biofuel, e-fuel e tecnologia ibrida, estendendo il nuovo approccio anche ai veicoli commerciali e pesanti. La battaglia comune mira a tutelare le industrie energivore europee e “rimediare ai danni di una transizione ideologica”, proteggendo settori automotive vitali per Germania e Italia.
Ma l’agenda bilaterale prevede ancora altri punti di convergenza fra l’esecutivo a guida Giorgia Meloni e quello di Frederich Merz. La settimana prossima, durante la XVIII edizione della Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo, ci sarà un solo ministro degli Esteri, il tedesco Johann Wadephul. A seguire, il 23 gennaio 2026, si terranno a Roma le consultazioni per il Piano d’Azione italo-tedesco, con Merz ricevuto da Meloni per il nuovo vertice intergovernativo tra i due paesi. Il Piano d’Azione, firmato nel novembre 2023, prevede cooperazione rafforzata su politica industriale, spazio, tecnologie digitali e green, sicurezza e difesa, migrazione e cultura.
Altro terreno d’incontro è poi quello della Difesa. Ricordiamo che il 15 ottobre 2024, Leonardo e Rheinmetall hanno costituito la joint venture paritetica Leonardo-Rheinmetall Military Vehicles (Lrmv), con sede legale a Roma e operativa a La Spezia, dove si svolgerà circa il 60% delle attività industriali. E solo pochi giorni fa Lrmv ha firmato il primo contratto per la fornitura di 21 veicoli cingolati A2CS Combat per l’Esercito italiano, con il primo mezzo consegnato entro la fine del 2025. L’amministratore delegato Laurent Sissmann ha definito l’accordo come «la nascita di una sinergia industriale concreta” destinata a sviluppare non solo veicoli, ma una capacità industriale condivisa per i futuri carri armati principali europei».





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