
Fra pochi giorni saranno trascorsi quarant’anni dall’assassinio di Olaf Palme, padre della Socialdemocrazia, brutalmente freddato il 28 febbraio del 1986. Ed è proprio nell’imminenza di questa ricorrenza che, improvvisamente, si riapre il mistero sull’artefice di quella uccisione che sconvolse il mondo.
L’indagine si era chiusa nel 2020, stabilendo che era stato Stig Engstrom ad aver sparato al premier svedese e che lo avesse fatto agendo da lupo solitario. Una versione dei fatti che non aveva mai del tutto convinto l’opinione pubblica. Qualche giorno fa però Jon Jordas, il giornalista di Stoccolma autore di uno degli ultimi libri sul mistero più fitto della storia svedese, dopo aver esaminato la vasta mole di documenti resi pubblici per l’abolizione del segreto istruttorio, ha dichiarato che le prove addotte per condannare Engstrom erano insufficienti.
Jon Jordås, come molti altri, aveva criticato il fatto che nel 2020 l’allora procuratore capo Krister Petersson avesse individuato Stig Engström, il cosiddetto “Skandiaman”, per l’omicidio di Olof Palme.
«Mi fa molto piacere che Engstrom abbia avuto giustizia», dice oggi Jordas, aggiungendo: «il procuratore capo ha stabilito che è stato un errore accusarlo dell’omicidio». Jordas accoglie infatti con favore l’annuncio fatto giovedì dal procuratore capo Lennart Guné, secondo cui l’accusa nei confronti di Engström era infondata.
In un libro uscito l’anno scorso, “L’ultimo libro sull’omicidio di Olof Palme”, lo stesso Jon Jordås aveva indicato il cosiddetto “Uomo della Rivoltella” come il probabile assassino. L’uomo, che possedeva una rivoltella che la polizia non è mai riuscita a testare, è morto nel 2008. Nel suo libro Jordas traeva una conclusione mai discussa prima: «Quando ho visto l’inchiesta coi miei occhi ho pensato che molte persone si erano sbagliate», spiega, parlando di Christer Andersson, che all’epoca delle prime indagini era una delle tante persone d’interesse per la polizia ma mai preso realmente in forte considerazione.
La teoria del giornalista si fonda su un identikit mai pubblicato e che fu realizzato pochi giorni dopo l’omicidio in base alle descrizioni fornite da Marten Palme, il figlio del premier assassinato. È l’identikit di un uomo sospetto che si aggirava nelle vicinanze del cinema dove i Palme passarono la serata: erano senza scorta e si stavano dirigendo verso alla metropolitana quando furono raggiunti dagli spari.
«Prima di tutto – dichiara Jordas – oggi penso a Stig Engström e ai suoi stretti collaboratori. In pratica, è stato individuato senza alcuna giustificazione come l’assassino di Olof Palme». Poi l’aspra critica al procuratore capo Krister Petersson, «che non ha ancora risposto a nessuna domanda in merito dopo la sua conferenza stampa del 2020».
La magistratura svedese infatti, pur dopo le rivelazioni di Jordas e le dichiarazioni rese alla stampa in questi ultimi giorni, non ha ancora dichiarato se il fascicolo giudiziario sarà riaperto. «Tutta la Socialdemocrazia mondiale, ancora in attesa di giustizia per Olaf Palme – dichiara Renato d’Andria – auspica che questo avvenga al più presto, per rendere finalmente giustizia ad un uomo divenuto simbolo e martire dei valori della giustizia liberale».





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