
Nel 2014 la crescita del debito estero dei Paesi a basso e medio reddito nel 2024 è rallentata in maniera significativa, ma questo non basta a consolidare la loro situazione economica, specie dal punto di vista dell’esposizione al debito. Il debito esterno dei Paesi in via di sviluppo ha toccato quota 8.900 miliardi di dollari, con 1.200 miliardi concentrati nelle economie degli Stati più fragili (Ida) che ricevono assistenza da Banca Mondiale.
Le nazioni “fragili”, pertanto, risultano sempre più schiacciate dal debito e dalla fame. Infatti, nei 22 Paesi dove il debito estero supera il 200% dei ricavi da esportazione, oltre metà della popolazione non riesce a sostenere una dieta minima adeguata. Il debito del Mozambico equivale al 343% del suo Pil. Il Senegal, per molti aspetti ritenuto “un’ancora di stabilità” in Africa, siamo al 151%. Tutto ciò incide sulle scelte dei governi penalizzando gli investimenti in settori vitali come welfare, sanità, istruzione e infrastrutture.
E questi sono solo alcuni fra i dati contenuti nel recente rapporto della Banca Mondiale. «Le condizioni finanziarie globali potrebbero migliorare, ma i Paesi in via di sviluppo non sono fuori pericolo», ammonisce nel rapporto Indermit Gill, capo economista della Banca mondiale, aggiungendo che «l’accumulo del debito sta continuando a volte in modi nuovi e perniciosi». Che fare? Gill indica una strada percorribile: «i responsabili politici ovunque dovrebbero sfruttare al massimo la finestra di respiro che esiste oggi per mettere in ordine i conti pubblici invece di precipitarsi nuovamente sui mercati del debito estero».
Intanto, nonostante l’aumento dei prestiti multilaterali e un record di 36 miliardi di dollari erogati dalla stessa Banca Mondiale, il 54% dei Paesi a basso reddito si trova ora in situazione di difficoltà debitoria o ad alto rischio di debito. Una situazione aggravata dal fatto che la maggior parte dei creditori sono soggetti privati. Nella regione subsahariana, ad esempio, il debito di oltre 900 miliardi di dollari accumulato al 2024 (+4,3% rispetto al 2023) è stato contratto per il 40% con creditori privati, per il 41% con istituzioni multilaterali e al 19% con creditori bilaterali, in primis Cina, Francia e Arabia Saudita. Ma «l’attuale sistema del debito – ha spiegato il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz – è al servizio dei mercati finanziari, non delle persone».
Le azioni concrete su questo fronte sono ancora troppo poche. Fra le più concrete c’è il Piano Mattei per l’Africa avviato dal Governo Meloni, mentre risuonano le parole di Papa Leone XIX, che da tempo chiede una sostanziale riduzione del debito, inclusa la sua cancellazione o ristrutturazione per i Paesi più poveri.





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