-di Scialom Bahbout –
-IO SONO UN EBREO PALESTINESE-


Pubblichiamo il lungo ed interessante intervento di Shalom Bahbout, ebreo palestinese, già rabbino capo di Napoli e del Sud Italia. Un ampio resoconto storico che spiega le radici dell’odio e della guerra “permanente”, ponendo in luce le ragioni delle religioni monoteiste, fondate sull’amore universale e sulla pace.
Sono discendente di uno degli 850.000 ebrei costretti ad abbandonare i paesi arabi per il pericolo incombente di massacro. A causa dei massacri verificatisi in Marocco nella seconda metà dell’Ottocento, il mio bisnonno lasciò il Marocco intorno al 1880 per recarsi a Gerusalemme assieme a un grande gruppo di ebrei magrebini. Il potere ottomano ha rispettato gli ebrei: quando il mio bisnonno usciva di casa per andare al Kòtel, il muro del pianto, il Sultano inviava due guardie che lo accompagnassero. Era un cabbalista riconosciuto e rispettato anche dai musulmani.
Con l’avvento del mandato britannico tutta la mia famiglia ricevette la carta d’identità di Palestina. Mio nonno e mia nonna sono nati a Gerusalemme e così mio padre. Tutta la famiglia di mio padre (numerosi fratelli, sorelle e nipoti) è stata cacciata dalla Città Vecchia nel 1948. Il settimanale Life ha pubblicato una fotografia con mia nonna e uno dei suoi figli, paraplegico, seduti sui gradini della porta di casa, guardati a vista un soldato giordano armato perché non fuggissero.
Tutti gli ebrei palestinesi nel 1947 accettarono la divisione della terra di Israele (tra arabi ed ebrei), nonostante la divisione non rispettasse le decisioni assunte nell’aprile 1920 a San Remo e poi approvata all’unanimità dal Consiglio della Società delle Nazioni nella risoluzione del 1922 (la decisione parla solo della creazione di una patria per gli ebrei: gli arabi erano di fatto di origine, egiziana, siriana, libanese ecc).
Posso dichiarare con buone ragioni di essere un vero ebreo palestinese.
Passiamo ora all’analisi dell’incremento dell’antisemitismo dopo il Setteottobre
L’aumento esplosivo delle manifestazioni contro gli ebrei seguito all’attacco e al massacro perpetrato dai palestinesi il setteottobre ha la propria origine nella posizione dell’Islam verso gli ebrei e il loro diritto sulla Terra d’Israele.
Vediamo come si collega quanto accaduto in questi anni con la festa ebraica di Chanukkà.
L’Islam definisce gli ebrei (e i cristiani) come Dhimmi, cioè esseri inferiori: per uscire da questa situazione gli ebrei dovrebbero convertirsi all’Islam, altrimenti devono essere ammazzati senza pietà. L’Islam stabilisce che tutti gli ebrei in quanto infedeli, devono essere sottoposti alla Giad cioè al genocidio totale, se non si convertono all’Islam. Questo obiettivo, stabilito da Maometto stesso, è scritto chiaramente nello Statuto di Hamas: era anche presente in quello dell’Autorità palestinese, che lo ha successivamente cancellato, ma l’obiettivo, se non veniva declamato formalmente, rimaneva pur sempre tra i doveri di un buon musulmano. Morire per attivare la Giad rimane sempre un obiettivo fondamentale per un buon musulmano: chi non accetta questo principio non può dichiararsi un vero musulmano.
Si è normalmente portati a credere che esista un Islam “moderato” che avrebbe eliminato la Giad: in realtà esiste un solo Islam: solo se tutto l’Islam moderno annullasse formalmente e chiaramente i principi stabiliti da Maometto (Giad e l’eliminazione fisica degli infedeli, categoria in cui troviamo sia i Cristiani che gli ebrei), si potrebbe sperare in un dialogo costruttivo tra ebrei e musulmani.
Purtroppo la narrazione del conflitto iniziato dai palestinesi il Setteottobre è alla base dell’incremento dell’antisemitismo (meglio sarebbe dire dell’antiebraismo).
I fatti sono questi.
A. L’aggressione
1. i palestinesi aggrediscono, massacrano e/o rapiscono migliaia di ebrei, sfondano le difese israeliane fino ad arrivare alla periferia di Tel Aviv;
2. i palestinesi lanciano migliaia di missili su Israele che vengono intercettatati, ma creano anche danni e soprattutto il panico tra la popolazione civile. Israele si preoccupa di salvaguardare la popolazione civile, cosa che non interessa al governo di Hamas, sia che siano ebrei o arabi palestinesi.
B. Le complicità
Tutti i palestinesi, nessuno escluso, gioiscono alla visione di quanto accaduto il Setteottobre e appoggiamo pienamente l’operato del Governo di Gaza, gestito da Hamas.
3. Nessuno prende le distanze dall’operato di Hamas: i civili palestinesi collaborano accettando di “ospitare” le persone rapite e trasformate in ostaggi, accettando che vengano torturate e, se donne, stuprate nelle loro case.
4. Le persone rapite (si tratta di per lo più di civili che ballavano nel festival musicale Nova o che dormivano nelle loro case) sono usate come ostaggi e consegnati a famiglie di civili palestinesi che collaborano con l’autorità che governa Gaza. Nessun civile si è opposto al progetto del governo di Hamas.
Hamas massacra e continua a massacrare gli arabi di Gaza
5. Hamas impedisce alla popolazione civile di ripararsi nei suoi tunnel, cosa che l’avrebbe salvata in parte dalla reazione israeliana.
6. I palestinesi educano i propri figli fin dall’età dell’asilo a odiare gli ebrei e gli israeliani. Mettono nelle loro mani le armi per uccidere ebrei e e israeliani. Non c’è da meravigliarsi se questa educazione ha una influenza tale sui bambini (e poi sugli adulti) per cui arrivano poi a uccidere e a stuprare le donne. Il comandamento ama il prossimo tuo come te stesso al quale vengono educati gli ebrei (e anche i cristiani, che dal Pentateuco lo hanno appreso) non si trova nel Corano. Questo è ampiamente documentato su Internet. E l’Unione Europea, che contribuisce al sistema educativo degli arabi di Palestina, ne è pienamente consapevole, ma continua a contribuire alla formazione dei bambini basata sull’odio.
La soluzione finale islamica organizzata da Hamas
7. Il governo palestinese di Hamas dà l’avvio al conflitto al quale poi era chiaramente previsto che si sarebbero immediatamente associati Hezbollah al Nord, l’Iran sciita a Ovest, e gli Huti al Sud: un accerchiamento che si proponeva quanto predicato da Hamas, dall’Iran e da Hezbollah: la Giad, il genocidio del popolo ebraico di Israele, la soluzione finale islamica degli ebrei, in quanto infedeli. Quando i nazisti decisero di organizzare la soluzione finale, l’eliminazione totale degli ebrei, tutti pensavano erroneamente che non facessero sul serio.
L’Islam, attraverso Hamas, l’Iran, Hezbollah e gli Huti, con il massacro iniziato il Setteottobre dagli arabi della Striscia di Gaza, si proponeva lo stesso progetto: la soluzione finale islamica di Israele e degli ebrei. Tutti hanno minimizzato pensando che si trattasse del solito attentato: nessuno ha creduto che volessero realizzare la soluzione finale islamica, nessuno ha letto con attenzione i documenti ufficiali e le dichiarazioni dei capi dei movimenti islamici e nel migliore dei casi hanno pensato che fosse una esagerazione.
Gli europei che non hanno mai davvero fatto i conti con l’odio antiebraico che li divora da secoli – influenzati dalla propaganda musulmana – hanno collaborato e collaborano apertamente con l’Islam, per diffondere l’odio per gli ebrei: non capiscono che, come si dice spesso, il sabato viene prima della domenica, cioè prima vanno eliminati gli ebrei, e poi i cristiani. L’Islam è coerente e rigoroso: tutti gli infedeli vanno eliminati, anche quando si astiene dal dichiararlo apertamente.
8. Israele è stato aggredito ed ha esercitato il pieno diritto di reagire: Hamas avrebbe dovuto pensare a come salvare la popolazione civile: doveva consentire ai civili di usare i famosi tunnel, e poi, avrebbe dovuto restituire i rapiti, anziché tenerli come ostaggio: Israele avrebbe interrotto i bombardamenti. Un gruppo di potere palestinese tiene in ostaggio i palestinesi stessi e di fatto organizza il loro massacro: muoiano pure i palestinesi se questo serve per eliminare gli ebrei.
9. L’ONU, l’Occidente e i capi dei paesi arabi hanno permesso la creazione dell’UNRWA, una fondazione creata per mantenere esclusivamente i profughi arabi palestinesi qualificandoli di fatto come incapaci di creare una propria società, destinata a vivere dell’elemosina dell’ONU. Gli arabi di Palestina che vivono nello Stato di Israele lavorano, non hanno bisogno di una fondazione come l’UNRWA. Gli ebrei hanno creato una società attiva e creativa, pur dovendo vivere in difficili condizioni economiche e di sicurezza.
Quali furono gli effetti del progetto UNRWA:
1. le persone che fruivano di questi fondi erano ridotte a esseri incapaci di intraprendere qualsiasi iniziativa (tanto … paga l’ONU);
2. la dipendenza dai fondi dell’UNRWA diventava “eterna” e il problema dei rifugiati non sarebbe mai stato risolto;
3. I capi del mondo arabo e dei palestinesi non esitarono a ridurre i palestinesi a esseri subumani per raggiungere loro obietti. Insomma “muoiano pure tutti i palestinesi, purché questo serva per eliminare gli ebrei e quindi Israele.
4. La responsabilità della continuazione del problema dei rifugiati sarebbe stata degli ebrei e sarebbe poi passata da una generazione all’altra.
Questo sistema si proponeva di rendere eterna la dipendenza degli arabi palestinesi al costo della loro trasformazione in essere subumani.
Gli arabi palestinesi avrebbero dovuto capire che la proposta inclusa nella dichiarazione di indipendenza di Israele (una mano tesa alla collaborazione tra arabi ed ebrei) era la soluzione migliore per il loro futuro.
10. Veniamo poi alla perfetta ingiustizia dell’ONU che dovrebbe essere animata dall’idea di applicare la giustizia : 700.000 profughi arabi palestinesi del 1948, fuggiti perché rassicurati dai paesi arabi che sarebbero tornati dopo che gli ebrei sarebbero stati vinti e cacciati, ricevono alimenti e sostegno economico dall’ONU per oltre 80 anni, mentre 850.000 ebrei profughi dai paesi arabi, fuggiti per non essere trucidati, abbandonando tutti i propri averi e le case non hanno mai ricevuto nemmeno un cent dall’ONU o dai paesi arabi.
L’Islam ha conquistato e colonizzato molti paesi, ma solo a partire dal settimo secolo: ha imposto la propria cultura e la propria lingua (l’arabo). Gli ebrei arrivati nei paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’Europa molto prima del Settimo secolo, sono stati costretti ad emigrare. Solo per fare un esempio, gli ebrei vivevano in Iraq da oltre 2.600 anni: la più antica comunità ebraica è stata smantellata e costretta ad abbandonare il paese.
Non è possibile dialogare con chi ha intenzione di ucciderti e lo dichiara apertamente: nel migliore dei casi devi essere disposto a convertirti. Si dirà che esiste un Islam moderato: la sua presenza è di fatto irrilevante perché tutti i movimenti irredentisti, composti da una minoranza, impongono la propria opinione. Un vero musulmano, ad oggi, deve avere come obiettivo la Giad per eliminare gli infedeli.
Per inciso ricordiamo che il termine Palestina fu “coniato” dall’Imperatore Adriano nel 135 per sostituire il nome originario di Giudea: l’obiettivo era quello di cancellare il fatto che si trattava di un territorio appartenuto al popolo ebraico. Il termine Palestina non ha niente a che fare con arabi o musulmani. Ancor prima che fosse fondato lo Stato di Israele, gli ebrei sono sempre vissuti in Eretz Israel: dai tempi di Giosuè (almeno 3000 anni or sono) e poi dopo la deportazione in Babilonia ad opera di Nabucodonosor nel 586 avanti l’era volgare, gli ebrei vi tornarono per volontà di Ciro il Grande e vi rimasero fino a quando non furono in parte deportati dai Romani nel 70, anche se per un certo periodo sottoposti al potere degli ellenisti siriaci che tentarono di imporre la propria cultura greca. I Maccabei nel secondo secolo AEV si opposero alla ellenizzazione e riconsacrarono il Tempio di Gerusalemme.
Bertrand Russel, famoso matematico non ebreo, nel suo libro Storia della Filosofia, scrisse che se non ci fossero stati i Maccabei non ci sarebbero stati né il Cristianesimo né l’Islamismo. I gentili devono essere grati ai Maccabei per la loro esistenza: quindi se c’è qualcuno che deve celebrare questa festa sono proprio i gentili e per questo viene oggi celebrata nelle maggiori piazze del mondo. Se non ci fossero stati i Maccabei l’ellenismo avrebbe prevalso e quindi non ci sarebbe stato il monoteismo ebraico e le religioni che da esso sono scaturite. I Maccabei devono essere ricordati e celebrati da tutti, come ci ricorda B. Russel, perché hanno dato al mondo le condizioni perché si sviluppasse il monoteismo.
Il monoteismo ebraico non prevede alcuna azione attiva di proselitismo, né tanto meno di conversione forzata. Un monoteismo che vuole essere esclusivista può portare alle discriminazioni e alle persecuzioni, come è accaduto nei paesi sotto dominazione cristiana e musulmana.
Perché è importante ricordare questa festa proprio in occasione della riflessione sul Setteottobre?
La festa fu istituita dai Maestri d’Israele nel secondo secolo avanti l’era volgare: nei libri dei Maccabei, scritti dopo la chiusura del canone biblico ebraico, si parla di questa festa e di tutte le guerre che fecero i Maccabei per difendere la Torà. Non sono le vittorie militari che vanno ricordate, ma solo il miracolo dell’olio sacro: fu trovata una piccola ampolla di olio ancora con il sigillo del Gran Sacerdote, sufficiente per accendere la lampada per un solo giorno, ma questa fu sufficiente per accendere il Candelabro – la Menorà – per otto giorni. il Talmud ricorda solo il miracolo dell’olio, che doveva bastare per una notte e un giorno e che invece durò otto giorni. E’ importante notare che non si festeggia la vittoria contro gli ellenisti, guerra che i Maccabei fecero per salvaguardare la Torà, e questo perché lo scopo rimaneva l’osservanza della Torà e il suo studio. Il rifiuto della guerra come strumento per stabilire i rapporti con gli altri in generale rimane il dato fondamentale che ci fa capire perché i Maestri non hanno incluso nella celebrazione di Chanukkà un ricordo esplicito delle guerre fatte dai Maccabei nel modo di celebrare la festa. Queste guerre vengono ricordate esclusivamente in alcune preghiere, perché comunque una piccola minoranza riuscì a resistere a una grande potenza dell’epoca. Un manipolo di persone – i Maccabei – si opposero e il popolo poi si unì a loro.
La festa cade in inverno, il 25 Kislev, quando i Maccabei entrarono nel Tempio e lo riconsacrarono. Le tenebre oscurano il mondo e Israele ha il compito di illuminarlo, perché viene chiamato Or la-goyim. Luce per le nazioni. L’unica festa della Torà che dura otto giorni è Sukkot.
Per quale motivo fu deciso di far durare la festa otto giorni? C’è un’altra festa che dura otto giorni, la festa di Succot che dura otto giorni. Nel libro dei Maccabei, è scritto che gli ebrei fecero otto giorni di festa per “recuperare” gli otto giorni della festa di Sukkot, la festa delle Capanne, che non avevano fatto perché impegnati a difendersi dagli Ellenisti. Sukkot è la festa che il popolo ebraico dedica a tutte le nazioni del mondo: 70 sacrifici per le 70 nazioni che simbolicamente rappresentano tutte le nazioni del Mondo. Quindi esiste un rapporto diretto tra Sukkot e Chanukkà e questo ci riporta alle parole di Bertrand Russel. A Chanukkà celebriamo il miracolo della resilienza ebraica, il miracolo di una identità che si rinnova di anno in anno.
Il Setteottobre è stato un episodio triste, ma la reazione del popolo ebraico ha dimostrato che la forza della Torà è superiore a quella dei nemici più potenti che cercano di cancellarla. Am Israele Chai, il popolo d’Israele vive, vive per preservare i princìpi della Torà per sé, ma anche – per richiamare le parole di Russel – per dare un esempio all’umanità tutta.
PER RIPRISTINARE IL DIALOGO E’ NECESSARIO:
1. Una dichiarazione dei massimi rappresentanti dell’Islam (Egitto, Arabia Saudita, Iraq, Iran ecc. ecc. in cui dichiarino che l’era della Giad è terminata e non può più essere invocata e applicata in nessun caso sia a livello individuale che collettivo;
2. Eliminare l’istituzione per cui ebrei e cristiani sono dei Dhimmi, cioè esseri inferiori;
3. I bambini non devono essere educati all’odio verso gli ebrei e verso gli infedeli (cristiani o altro).
4. Gli arabi riconoscano la storia della Terra d’Israele fin dai tempi di Abramo
5. Chiedano scusa e perdono per tutti i massacri di ebrei (e non solo) che hanno fatto nel corso della loro storia
6. Si pentano per tutti le volte che hanno invocato Allah per uccidere e non per fare del bene.
7. Che si impegnino a non usare la menzogna per “salvare la Umma”: altrimenti qualsiasi loro dichiarazione non sarà mai creduta.
Propongo un congruo periodo di prova per appurare la validità di quanto sopra. Solo se gli arabi palestinesi decideranno di considerare Israele e gli ebrei come un partner con cui collaborare il conflitto avrà veramente termine.
Scialom Bahbout, un ebreo palestinese





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