
L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026 non poteva che calarsi in un contesto di scossoni e polemiche, con il referendum sulla Riforma della Magistratura alle porte.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio quest’anno ha partecipato all’assemblea del capoluogo lombardo, aperta con parole forti dal presidente della Corte Giuseppe Ondei, secondo cui la riforma «si fonda su un presupposto errato nella sua categorica espressione, ossia quello che i giudici oggi non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del “collega” pubblico ministero. Questa affermazione non è accettabile», ha detto Ondei. In risposta, Nordio ha accusato di “blasfemia” chi afferma che l’obiettivo della politica sia quello di controllare il potere giudiziario, perché ritengo una blasfemia aver voluto attribuire al Parlamento un’intenzione che non ha mai avuto». Un faccia a faccia da cui traspare che lo scontro non è fra Magistratura e Governo, bensì tra Magistratura e Parlamento, l’organo supremo della nostra democrazia. Che comunque il clima pre-referendum stia già cambiando lo dimostrano almeno due segnali di particolare rilievo. per la prima volta il Consiglio Nazionale Forense è stato invitato a tenere un intervento alla Inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. Inoltre, il ministro Nordio ha inserito l’Avvocatura nell’Ufficio Legislativo del Ministero, con componenti designati dal CNF.
Lo ha ricordato il presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco, del cui discorso in Cassazione riportiamo di seguito alcuni brani.

«Il Presidente della Repubblica nel messaggio di fine anno – questo l’incipit dell’intervento di Greco – ha richiamato la necessità di custodire i valori fondativi della nostra convivenza civile, invitandoci a riflettere sul fatto che ciò che abbiamo conquistato deve essere la premessa per guardare al futuro e affrontare le sfide del nostro tempo. Ci ha ricordato come le vecchie e le nuove povertà, le diseguaglianze, le ingiustizie e i comportamenti che feriscono il bene collettivo, come la corruzione, l’infedeltà fiscale, i reati ambientali, sono crepe che rischiano di compromettere la coesione sociale, che è un bene prezioso. Un bene per cui ci ha chiamato tutti ad impegnarci, ciascuno secondo il suo livello di responsabilità. Noi avvocati rispondiamo al richiamo del Capo dello Stato, dichiarandoci pronti ad impegnarci nel campo della Giustizia, nella tutela dei diritti e in ogni altro ove saremo chiamati».
Ed è in questo spirito collaborativo che «proponiamo alla magistratura un “Patto per la Giustizia”, che impegni entrambi nella ricerca delle soluzioni per affrontare i problemi che ben conosciamo. Siamo pronti a stipularlo, mettendo da parte appartenenze e schieramenti: la giustizia misura la qualità della democrazia, e tutti abbiamo il dovere di adoperaci per migliorarla».
«L’anno giudiziario che oggi inauguriamo – ha concluso Greco dopo aver toccato temi come il sovraffollamento delle carceri e la tutela giudiziaria dei meno abbienti – sarà impegnativo. Noi avvocati abbiamo la voglia, la forza, la competenza e la responsabilità per affrontarlo. Difendere i diritti, proteggere la dignità della persona, garantire l’uguaglianza è la nostra missione; continueremo a svolgerla con determinazione, con passione e con il profondo senso etico che ha sempre contraddistinto gli avvocati italiani».





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