
È passato un mese e mezzo da quando John Elkann ha annunciato la vendita delle testate che facevano capo al Gruppo GEDI: La Repubblica, La Sentinella del Canavese, Huffington Post, le radio Deejay, Capital. mentre la Repubblica dovrebbe andare nelle mani dell’armatore greco Theodore Kyriakou, resta tuttora in bilico il destino de La Stampa. Mentre si rincorrono voci su possibili acquirenti, senza che vi sia stato mai qualcosa di certo, la rivolta dei giornalisti contro Elkann si fa sempre più aspra.
Per prima cosa, la redazione ha annunciato di essersi rivolta a uno studio legale specializzato per seguire le trattative. «Chiediamo di essere messi a conoscenza dei dati di bilancio degli ultimi anni de La Stampa che emergeranno dalla due diligence», si legge in un comunicato del CDR di qualche giorno fa. E oggi nuova levata di scudi. «Siamo feriti e indignati profondamente – scrivono riferendosi alla scarsissima presenza di pubblicità sul numero di oggi, 31 gennaio, del giornale che l’editore John Elkann vuole vendere al più presto. «Nell’ultimo numero, a fronte di una foliazione nazionale di 32 pagine, abbiamo contato una sola pagina intera di pubblicità: come il giorno prima, come tanti altri giorni di questa settimana, di questi mesi, di questi anni potremmo anche dire – scandiscono i giornalisti – Ancora domenica scorsa, 48 pagine di foliazione nazionale e una sola pagina intera di pubblicità, idem l’ultimo numero di Tuttolibri. Se invece guardiamo Repubblica, con una accelerazione in questa fase decisamente sospetta, escono tutt’altri conteggi. Lo squilibrio è evidente e per noi decisamente avvilente visto che la Stampa, sia in termini di vendite in edicola sia come qualità del prodotto, non merita questo trattamento».





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