«Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio». Così sui social il primo ministro Giorgia Meloni ha commentato gli scontri avvenuti ieri a Torino, nei quali è stato gravemente ferito un poliziotto. «Mi aspetto – ha aggiunto – che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte». Infine: «Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto».

Le parole, chiarissime, di Giorgia Meloni fanno seguito a quanto aveva dichiarato ieri il vicepremier Matteo Salvini durante la raccolta firme per il referendum sulla giustizia: «Conto che a chi è stato arrestato per l’aggressione al poliziotto si contesti almeno il tentato omicidio. Spero non ci sia qualche giudice buonista che inizia a cercare di capire se c’è del disagio». E poi sul decreto sicurezza, che dovrebbe arrivare mercoledì in CDM: «noi puntiamo a tutelare e dare più strumenti alle forze dell’ordine e poi occorrono giudici che si rendano conto che questi sono pericolosi e che vanno tenuti in carcere. Speriamo poi che nel decreto ci siano tutte le norme che servono, compreso lo sgombero di tutte le occupazioni (non solo della prima casa) e quella che taglia i ricongiungimenti familiari. Conto che ci sia anche quella norma che tagli l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per le forze dell’ordine».

Tra le misure che rientreranno nel nuovo decreto, c’è quella che introduce uno ‘scudo penale’ per cittadini e forze dell’ordine “in presenza delle cause di giustificazione del reato come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi e stato di necessità”, che quindi non verranno iscritti sul registro degli indagati, oltre a una stretta sull’utilizzo e la vendita di coltelli, specialmente da parte dei più giovani.

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