Nessuno finora lo aveva mai fatto. Ma oggi, mentre l’occidente è scosso dall’ennesima strage oltreoceano avvenuta in un piccolo paese del Canada causando 10 morti e 27 feriti fra i ragazzi di una scuola, ci si comincia ad interrogare sull’identità di questo ed altri artefici di recenti massacri fra i giovanissimi.

Lo ha fatto il periodico cattolico Il Timone, che riporta alcune circostanze a dir poco inquietanti. In un primo momento si era detto che l’11 febbraio scorso ad aprire il fuoco nello stato canadese era stata una donna. Solo qualche ora dopo si è capito che in realtà era un giovane ragazzo transgender, il diciottenne Jesse Strang.

E questo è solo l’ultimo caso analogo in ordine di tempo, anche se il mainstream woke esita a parlarne.

Nel 2023 – ricorda Il Timone – la trans Aiden Hale uccise sei persone in una sparatoria in una scuola presbiteriana di Nashville, in Tennesse. In quel caso, «alcuni commentatori cominciarono a denunziare l’ascesa di un movimento trans radicalizzato e pericoloso», ma «ci fu subito una contromisura tesa a minimizzare il fenomeno».

E lo scorso 27 agosto a Minneapolis Robert Westman ha aperto il fuoco su dei bambini in una chiesa, uccidendone due. Westman, che a 17 anni aveva cambiato nome da Robert a Robin, che negli Stati Uniti è sia maschile che femminile, si identificava come transgender e sui caricatori dei suoi fucili aveva vergato scritte come “uccidi Donald Trump” e “per i bambini”.  

Ancora, nel 2018 a Aberdeen vengono uccise quattro persone, a sparare sarà la ventiseienne trans Snochia Moseley, che «era stata afflitta per anni da malattie mentali e da scompensi emotivi legati alla sua lotta con l’identità sessuale».

Nel 2019 due studenti transgender sparano nella Stem School Highlands Ranch di Douglas in Colorado uccidendo un ragazzo e ferendone altri otto.

Infinenella notte tra il 19 e il 20 novembre 2022 il ventiduenne Anderson Lee Aldrich apre il fuoco al Club Q, un bar gay di Colorado Springs. Cinque persone rimangono uccise e altre venticinque sono ferite. Aldrich, tuttavia, si presenta come individuo di genere non binario e usa i pronomi they/them.

«Il fenomeno – si legge sul Timone – purtroppo sembra giustificato dalla retorica emergenziale che si fa sempre più pressante negli ambienti Lgbt e che invita in modo via via più esplicito ad armarsi, per difendersi, certo; magari attaccando in via preventiva quelli che nell’immaginario distorto di molti sono esponenti della società ottusa, incapace di accoglierli e colpevole della loro sofferenza, anch’essa troppe volte considerata un’esclusiva». 

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