
C’era un collegamento tra M5s e gli uomini di Hannoun, l’Imam di Genova arrestato dalla procura nazionale antimafia per terrorismo internazionale. Nel fascicolo spunta la conversazione di Sulaiman Hijazi, storico braccio destro di Hannoun, con un ex deputato del M5s per trasferire 1 milione di euro a Gaza. Ma Nell’inchiesta su Mohammad Hannoun e i soldi dall’Italia ad Hamas – scrive Open – c’è anche il nome dell’ex leader M5S Alessandro Di Battista (non indagato), che viene nominato proprio nelle conversazioni di Sulaiman Hijazi. Eppure, il nome di Hannoun era tutt’altro che sconosciuto. Negli ultimi anni sia gli Stati Uniti che Israele avevano segnalato più volte alla giustizia italiana le attività dell’Abspp, l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese da lui fondata nel 1994, la stessa oggi accusata di organizzare raccolte fondi spacciandole per beneficenza a scopi umanitari.
Vale la pena di ricordare che tra il 2021 e il 2023 alcune banche hanno chiuso i conti dell’associazione in seguito alle segnalazioni del governo israeliano, che già dal 2002 le aveva impedito di operare in Israele. E nel 2023 il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva inserito Hannoun e l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese in una lista di organizzazioni sanzionate perché accusate di finanziare il terrorismo.
A rendere ancor più incredibile la situazione è il silenzio tombale da parte del Movimento 5 Stelle e di parte della sinistra PD a fronte delle inchieste su questa vicenda pubblicate quasi ogni giorno dal quotidiano Il Giornale. «Il “dossier Hannoun” – si legge sul quotidiano diretto da Tommaso Cerno – è il nervo scoperto del Pd di Elly Schlein. I legami tra un pezzo del campo largo (sinistra dem e M5s) con il capo della cellula di Hamas in Italia imbarazza il partito». «Anche l’ala riformista batte in ritirata, temendo punizioni e purghe da parte della segretaria, che dopo l’inchiesta del Giornale impone il “silenzio stampa” sul tema. Dal fronte dei Cinque stelle tutti muti». Ancor più sconcertanti le scuse accampate da ben 15 parlamentari Dem ai quali il Giornale aveva chiesto un’intervista sul caso Hannoun.





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