
Dobbiamo aprire anche l’editoriale di questa domenica 22 febbraio con venti di guerra che soffiano sempre più forti sul fronte mediorientale. Secondo notizie dell’ultim’ora gli USA stanno ammassando decine di aerei, compresi molti F-35, nella base militare a est di Amman, in Giordania, preparandosi ad attaccare l’Iran. Trump starebbe pensando ad un blitz chirurgico per uccidere la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e suo figlio Mojtaba
Nelle stesse ore il quotidiano saudita Al-Arabiya scrive che gli ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran hanno preso il comando di Hezbollah in previsione di una guerra con gli Stati Uniti e Israele. L’annuncio che desta maggior preoccupazione è quello del ministero degli Esteri iraniano, secondo cui Tehran definisce come “organizzazioni terroristiche” le forze navali e aeree degli Stati membri dell’Unione Europea. La nota arriva a seguito della decisione presa dal Consiglio europeo di inserire le Guardie Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche, a seguito dell’accordo del Consiglio Affari Esteri del 29 gennaio.
Il timore che agita il mondo riguarda le possibili reazioni di Vladimir Putin, tradizionale alleato dell’Iran tanto da averlo ammesso nel 2024 fra le nazioni del Brics, che rappresentano oltre il 40% della popolazione mondiale e una quota significativa del PIL globale.
Nessuno, in occidente, potrebbe augurarsi che i sanguinario regime dell’ayatollah possa continuare, la stessa presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, scrive in queste ore su X che «il popolo iraniano è stato oppresso da una teocrazia autoritaria, costretto a vivere sotto un regime che non tollera il dissenso, il pluralismo o la libertà», concludendo: «L’Iran deve essere libero». Sottoscriviamo naturalmente queste affermazioni, ma non vorremmo che suonassero come il via libera dell’Europa ad una guerra dagli effetti catastrofici e imprevedibili, se Putin, finora rimasto in silenzio, dovesse decidere di scendere in campo.
L’auspicio è che possano riprendere i tavoli dei negoziati fra USA e Iran, dopo l’apertura delle scorse settimane di Teheran sulla riduzione dell’uranio per il nucleare. Ma la speranza maggiore, se vogliamo dirla tutta, la riponiamo nell’incontro, avvenuto in segreto e reso pubblico qualche minuto fa, tra l’inviato speciale degli Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il principe Reza Pahlavi. «L’ho incontrato su richiesta del presidente Trump», ha detto Witkoff, aggiungendo che «è una persona potente ed ha a cuore il suo Paese».
RENATO D’ANDRIA





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