
Una riflessione politica sull’identità del partito. E’ quella che stanno portando avanti nelle ultime settimane i socialdemocratici tedeschi della SPD. Durante il ritiro del direttivo Il presidente Lars Klingbeil ha infatti ribadito la necessità di rimettere in discussione il ruolo dei socialdemocratici e di riaffermare il ruolo dell’SPD come partito dei lavoratori. La posizione è stata in seguito chiarita dallo stesso Klingbeil in un intervento televisivo su ARD.
In un altro intervento a Bericht aus Berlin, Klingbeil ha poi precisato il significato delle dichiarazioni rese durante il ritiro, ribadendo la necessità di «affrontare in modo più deciso la questione della disuguaglianza patrimoniale». Un tema che, secondo il leader socialdemocratico, deve tornare a occupare uno spazio centrale nel dibattito politico.
Secondo il leader socialdemocratico l’identità della SPD come partito dei lavoratori deve tornare prioritaria, dopo anni in cui il partito sembra essersi allontanato dal suo riferimento fondamentale. «Dobbiamo riportare con maggiore forza al centro – ha dichiarato Klingbeil – il fatto che siamo il partito del lavoro, che ci occupiamo delle persone che hanno un impiego ma temono che, con tutti i cambiamenti che stiamo vivendo nel mondo, il loro lavoro possa andare perso».
Secondo la stampa tedesca, il presidente dell’SPD ha inoltre respinto le dichiarazioni dell’Unione Europea, secondo cui in Germania si lavorerebbe troppo poco. Ritiene che questa visione sia profondamente errata, anche perché fa perno sull’idea che la riduzione dello Stato sociale e dei diritti dei lavoratori possa rafforzare l’economia. Certo, Klingbeil ritiene che la crescita economica sia una priorità per il progresso del Paese ed è pronto a impegnarsi senza riserve per favorirla, ma ribadisce che non dovrebbe essere perseguita comprimendo le tutele sociali, bensì attraverso riforme diverse, strutturali e mirate.

Per ciò che concerne la riorganizzazione dei sistemi di sicurezza sociale, Klingbeil ha parlato della necessità che le prestazioni arrivino in modo più efficace alle persone a cui sono destinate, ma ha anche ribadito la necessità che i redditi da capitale forniscano un contributo maggiore, anche nel settore sanitario e dell’assistenza. Questo argomento è stato presentato come una questione di equità e di responsabilità, soprattutto da parte di chi dispone di patrimoni elevati, e la proposta è stata inserita anche nel documento di indirizzo della SPD sulla riforma dello Stato sociale.
«Il ritorno ad una maggiore vicinanza alle istanze dei lavoratori – osserva Renato d’Andria, per anni segretario PSDI – è un’istanza legittima e naturale per un partito ispirato ai valori della Socialdemocrazia. In caso contrario il rischio è di perdere il contatto con la base, con la carne viva di un Paese. Si tratta di principi essenziali, che vanno comunque contemperati con la realtà sociale ed economica dei nostri tempi, ben diversi da quelli dei padri fondatori».





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