Dopo caos e dolore generati dalla morte del piccolo Domenico al Monaldi, una nuova bufera rischia di abbattersi sulla sanità a Napoli. Come è stato possibile – ci si domanda – che un uomo ricoverato in ospedale, stavolta per la precisione al Don Bosco del capoluogo partenopeo, piantonato giorno e notte per le sue condizioni psichiche estreme e perchè in stato di fermo giudiziario, sia riuscito a togliersi la vita impiccandosi ad un lenzuolo?

Eppure è proprio quello che è accaduto la notte scorsa ad Antonio Meglio, che il 5 marzo scorso era stato arrestato perché responsabile dell’aggressione ai danni di una giovane penalista, avvenuta nel quartiere Vomero. Meglio, che era stato ricoverato nell’ospedale San Giovanni Bosco per gli evidenti evidenti disturbi psichici, la mattina precedente aveva sostenuto l’interrogatorio di garanzia, nel corso del quale era stato convalidato del fermo operato dai carabinieri giovedì notte. Davanti al giudice aveva sostenuto il proprio delirante teorema, dichiarando di sentirsi vittima di una congiura da parte di soggetti sui quali non è mai emerso alcun riscontro. Da qui il trasferimento nel reparto psichiatrico, con piantonamento d’ordinanza. Possibile che nessuno abbia visto l’uomo prepararsi un cappio col lenzuolo, benché fosse noto che aveva già manifestato episodi di autolesionismo anche dopo l’arresto?

Sono due le considerazioni che secondo noi vanno fatte per chiarire meglio quanto avvenuto. La prima riguarda una sorta di “fuga” di pazienti che si starebbe registrando da alcuni nosocomi partenopei, dopo errori ed omissioni che hanno causato la morte del piccolo Domenico. Una situazione che, se confermata, risulterebbe oggi aggravata dalla mancata sorveglianza del paziente in stato di fermo ricoverato in psichiatria al Don Bosco.

La seconda: si continua a sottovalutare, a Napoli come in molte grosse città italiane del centro sud, il tema incandescente della salute mentale. Interpellate dai familiari, molte strutture pubbliche rispondono immancabilmente che “se non c’è consenso del paziente le cure sono inutili”. Quel consenso, proprio per le patologie di cui soffrono, non c’è praticamente mai. Che fare allora? Continuare ad abbandonarli nelle strade, pronti a commettere l’ennesimo, grave atto di violenza contro se stessi, o contro un malcapitato passante?

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Una risposta a “Donna accoltellata sul bus/L’aggressore si è suicidato”

  1. Avatar Vincenza63

    Stiamo andando fuori di testa

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