«La corsa alla tecnologia nucleare è iniziata. L’Europa ha tutto ciò che serve per essere leader. Abbiamo mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel settore nucleare. Abbiamo l’ambizione di muoverci rapidamente e su larga scala, affinché l’Europa diventi un polo mondiale dell’energia nucleare di prossima generazione». E’ quanto ha dichiarato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, al summit mondiale sul nucleare che si è tenuto lunedì a Parigi. Dinanzi alla platea parigina la presidente ha annunciato anche un piano da 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati nelle tecnologie nucleari innovative. L’iniziativa rientra nell’ambito della nuova strategia europea volta ad accelerare lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (SMR), che dovrebbero essere operativi entro il 2030.

Solo poche ore fa, del resto, è stato pubblicato il Citizens Energy Package, che costituisce il pacchetto energia della Commissione europea. Oltre allo sviluppo dei micro-reattori negli Stati membri, il piano prevede una serie di iniziative per rafforzare le reti, tutelare i consumatori e garantire un mercato più aperto, con l’esplicito invito ai governi a facilitare il passaggio tra i diversi fornitori.

Nel periodi in cui le crisi belliche stanno portando alle stelle i prezzi del gas per famiglie e imprese, e mentre l’Italia con Giorgia Meloni annuncia pesanti sanzioni per coloro che cercheranno di lucrare con manovre speculative, Bruxelles non rimane indietro, E propone dunque un insieme di misure mirate a ridurre le bollette, aumentare la trasparenza dei contratti energetici e consentire ai cittadini di produrre e condividere la propria energia pulita. Tra le iniziative figurano cambi di fornitore più rapidi, riduzione di tasse e oneri sulle bollette elettriche e nuovi strumenti per contrastare la povertà energetica, con particolare attenzione ai consumatori più vulnerabili. 

Più specificamente, per quanto riguarda il nucleare, sappiamo che il nostro Paese con un referendum sancì il suo no a questa forma di energia. Non così i nostro cugini d’oltralpe. In Europa infatti sono attualmente attivi circa 100 reattori, la maggior parte in Francia, che da sola produce circa il 45% dell’energia nucleare europea e ha in programma nuovi investimenti per ulteriori impianti.  Altri Paesi si stanno attrezzando. La Polonia, ad esempio, ha pianificato investimenti per circa 150 miliardi di euro entro il 2040 per la sua transizione energetica, con una forte accelerazione prevista tra il 2025 e il 2026. Per ridurre la dipendenza dal carbone, Varsavia ha avviato la costruzione della sua prima centrale nucleare (tre reattori AP1000) a Lubiatowo‑Kopalino, con entrata in funzione prevista nel 2033, e sta valutando anche lo sviluppo di SMR.  Il Belgio, pur avendo programmato la dismissione dei suoi sette reattori — che coprono circa il 40% del fabbisogno energetico nazionale— ha esteso la vita operativa di alcuni impianti fino al 2045 per garantire la sicurezza energetica. 

Quanto all’Italia, Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, presente al vertice di Parigi, ha dichiarato: «Nel 2023 abbiamo istituito la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, che ha riunito le migliori competenze tecnico‑scientifiche del Paese, consentendo di integrare per la prima volta lo scenario nucleare nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Le ipotesi elaborate prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%».

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