Una interessante analisi sul ruolo chiave del Socialismo Democratico è stata recentemente pubblicata su Avanti Online a firma di Luca Fiore. Ne riportiamo alcuni passaggi di particolare rilevanza.

«La vera forza della socialdemocrazia, fin dalle sue origini – scrive Fiore – risiede nel suo carattere umanista e democratico. A differenza del massimalismo socialista e del centralismo democratico comunista, il riformismo ha saputo liberarsi dai ceppi dei dogmi marxisti più rigidi. Per i socialdemocratici, la lotta di classe non doveva sfociare nella dittatura del proletariato, ma nella elevazione morale e materiale dei lavoratori all’interno di un quadro di libertà civili. Questa assenza di intolleranza radicale ha permesso di costruire un modello sociale dove il progresso non richiede il sacrificio dell’individuo sull’altare dello Stato».

Dopo questa eccellente analisi, Fiore giunge al ruolo chiave svolto da Giuseppe Saragat in tale processo politico. «Il momento di massima chiarezza storica avviene nel 1947. Con la Scissione di Palazzo Barberini Giuseppe Saragat e il PSLI (poi divenuto PSDI) diedero voce ad una pulsione democratica autentica. Fu una scelta di campo necessaria contro l’estremismo del Fronte Popolare. Mentre il PCI e il PSI rimanevano saldamente ancorati ad una visione radicale — che non vacillò da parte dei comunisti nemmeno dopo la brutale repressione dei fatti di Ungheria nel 1956 — i socialdemocratici difesero l’idea che non possa esserci socialismo senza democrazia parlamentare. Libertà e giustizia sociale sono binomi inscindibili».

Non può non tornare alla mente, seguendo queste lucide, rigorose analisi storiche, il ricordo delle tante celebrazioni organizzate dal PSDI in Palazzo Barberini per celebrare la solennità di quella Scissione ad ogni anniversario. «Nel periodo in cui sono stato Segretario del Partito Socialista Democratico Italiano – ricorda Renato d’Andria – l’11 gennaio di ogni anno abbiamo organizzato un incontro pubblico per ricordare la ricorrenza del 1947, quando Giuseppe Saragat fondò il PSLI, poi PSDI, mentre il PCI e il PSI rimanevano ancorati ad una visione radicale, che per molti di loro non venne meno neanche dopo i fatti d’Ungheria del 1956. I socialdemocratici difesero orgogliosamente l’idea che non possa esserci socialismo senza democrazia parlamentare e che libertà e giustizia sociale sono valori inscindibili». «Valori che ancora oggi – conclude d’Andria – cerchiamo di trasmettere orgogliosamente alle n uove generazioni».

Una delle celebrazioni organizzate a Palazzo Barberini dall’allora segretario nazionale PSDI Renato d’Andria

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