Solo una sinistra miope, o forse disperata, come quella europea ed italiana in particolare, poteva festeggiare la vittoria di Peter Magyar in Ungheria. Qualcuno lo aveva detto all’indomani del voto e i fatti lo stanno dimostrando. Ricordiamo l’esultanza di due leader della sinistra. Ursula von der Leyen: «Stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria». E da noi Elly Schlein: «il tempo delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa. Ha perso Orban, cavallo di Troia di Trump e Putin, e hanno perso Meloni e Salvini…».

Peccato che le prime mosse politiche di Magyar abbiano gettato una autentica doccia fredda sulle loro incaute manifestazioni di gioia. Tanto per cominciare, in tema di immigrazione. «Non permetteremo che immigrati irregolari vengano trasferiti sul territorio magiaro; a partire dal 1 giugno 2026 e fino a nuovo ordine vietiamo il rilancio di ulteriori permessi di lavoro per lavoratori stranieri», ha dichiarato Magyar ancor prima di insediarsi alla guida del governo. Senza contare il fatto che la sua era stata la vittoria di una destra sulla destra, che ha segnato la scomparsa della sinistra nel parlamento ungherese. Ci avevano capito qualcosa, la presidente della Commissione UE e la segretaria del PD?

Chissà se ora lo avranno capito. Con le sue scelte, Magyar sta rifiutando fermamente il patto migratorio promosso dall’Unione Europea, ma fa ancora di più, perché implicitamente sta trasformando una scelta politica in un atto di dichiarata opposizione all’indirizzo comunitario. Poi va ancora oltre, alludendo a una presunta vittoria di forze globali con visioni opposte a quelle dell’Europa. Quasi una velata minaccia di nuovi conflitti, quanto meno sul piano ideologico.

Se non bastasse, poche ore fa il futuro premier ungherese ha sferrato un attacco frontale al sistema dell’informazione pubblica, definendolo una “macchina di propaganda” ormai agli ultimi giorni. «Dopo la formazione del governo Tisza sospenderemo i servizi di notizie dei media pubblici, finché non verrà ripristinato il loro carattere di servizio pubblico», ha dichiarato, annunciando anche lo stop ai finanziamenti statali.

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