E meno male che ad intercettare le imbarcazioni dei proPal era stata la marina israeliana, e non i tagliagole di Hamas, certamente assai poco tenero con i manifestanti arcobaleno… Questo l’ironico commento di alcuni osservatori alla notizia che gli italiani presenti sulle 22 imbarcazioni della Flotilla sequestrate saranno rispediti a casa sani e salvi. E’ sicuramente un fatto positivo il rilascio degli italiani, «frutto delle interlocuzioni a vario livello con la controparte», ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, che già a pochi minuti dalla notizia dell’arresto aveva attivato tutti i mezzi diplomatici affinché si arrivasse a questa soluzione, pur condannando iniziative che non aiutano le popolazioni palestinesi ma recano solo visibilità politica ai manifestanti. Resta il fatto che, quando sono saliti a bordo delle imbarcazioni sequestrate, i soldati di Tsahal hanno trovato droga e preservativi, ma di aiuti umanitari poco o niente.

C’è poi l’altro, inquietante aspetto di tutta la vicenda che è stato sollevato sul Tempo dal direttore Daniele Capezzone. Due sono gli interrogativi. Il primo: ci parlino dei collegamenti «che esistono membri della GSF (Global Sumud Flotilla), cioè del network transnazionale di riferimento, a carico dei quali pendono accuse di affiliazione o legami con Hamas». Il secondo: chi finanzia operazioni indubbiamente dai costi assai elevati, per mandare al largo della Palestina ben 58 imbarcazioni con centinaia di persone a bordo, ben consapevoli del fatto che non potranno mai consegnare i presunti “aiuti umanitari” alle popolazioni e che quando, durante la precedente “missione”, si era offerto di consegnarli il cardinale Pizzaballa, aveva ricevuto un netto rifiuto dai manifestanti? «Il resto – taglia corto Capezzone – è commedia».

In attesa di risposte – che prevedibilmente continueranno a non arrivare – il governo italiano sta provvedendo a garantire il rimpatrio degli italiani arrestati, al momento 24, mentre la Farnesina ha dato istruzioni all’Unità di Crisi e alle ambasciate d’Italia a Tel Aviv e Atene di assumere informazioni presso le autorità israeliane e greche per «definire i contorni dell’operazione e mettere in atto ogni misura necessaria a tutelare i cittadini italiani». 

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