
Le famiglie vulnerabili dovrebbero essere il principale obiettivo delle misure di riduzione dei prezzi dell’energia. I governi dell’Ue garantiscano che tali misure non causino più danni che benefici. Questo il rigoroso altolà di Helge Berger (nella foto), vicedirettore del Fondo monetario internazionale (Fmi), pronunciato nel corso di una recentissima intervista a Europa Today, canale televisivo di Euronews. Le capitali europee – ha tuonato Berger – non sono riuscite a fornire misure mirate per proteggere le famiglie e le imprese colpite dall’impennata dei prezzi dell’energia.
Il punto centrale è che «la maggior parte dei governi, in un modo o nell’altro, ha manomesso i prezzi dell’energia, con un mix di politiche definite “buone e cattive” da quando è divampata la guerra con l’Iran, ma questo non è il modo in cui dovrebbe andare» ha aggiunto Berger, invitando i 27 ad azioni più mirate.
I prezzi del petrolio – dettaglia il FMI – sono aumentati di circa il 70 per cento, mentre i prezzi del gas in Europa rimangono circa il 45 per cento al di sopra dei livelli prebellici. Sebbene meno gravi dello shock del 2022, gli aumenti dovrebbero comunque pesare sulla crescita. «In risposta, diversi governi dell’Ue hanno abbassato le tasse sull’energia, rendendola artificialmente più conveniente e scoraggiando i cittadini dall’utilizzare meno energia o dal passare ad alternative», ha avvertito Berger. Tuttavia “smorzare il segnale del prezzo” che deriva dall’aumento dei prezzi del petrolio, del gas naturale e dell’elettricità non serve, è necessario concentrarsi su un sostegno mirato. Non un sostegno qualsiasi, però. Misure non mirate potrebbero addirittura agevolare le famiglie più ricche senza dare alcun sostegno effettivo a quelle più povere, ha avvertito Berger.
Già lunedì scorso, durante la riunione dell’Eurogruppo, il Fmi aveva informato i ministri delle finanze che circa il 70 per cento del costo totale delle misure adottate nel 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, non sono state mirate o hanno distorto i prezzi, o entrambe le cose.
Nell’attuale shock energetico, il Fmi ha quindi spiegato che il 33 per cento dei sussidi all’elettricità, se non mirati, potrebbe andare al 20 per cento più ricco della popolazione, rispetto all’undici per cento per i più poveri. Questo divario è ancora più ampio quando si tratta di sussidi per i carburanti per i trasporti, che secondo il Fmi potrebbero andare a beneficio delle famiglie più ricche (34 per cento) piuttosto che di quelle più povere (nove per cento) se le misure non sono mirate.
Il Fmi ha anche osservato che l’aumento dell’efficienza energetica e un mix energetico più pulito hanno reso l’Europa più resistente, con le famiglie europee che hanno avuto il dodici per cento di costi in meno negli ultimi cinque anni. Ma con la guerra in Iran e la chiusura di Hormuz la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili ha messo a nudo la sua vulnerabilità. Tuttavia la situazione del continente – hanno concluso i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale – non è così grave come nel 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina.
Lo ha confermato Berger, affermando che oggi il continente è più resistente grazie alla maggiore quota di energie rinnovabili nel suo mix energetico. «Qualsiasi aumento dei prezzi dell’energia è ancora negativo per l’economia, ma non è così grave come in passato», ha aggiunto.

L’Italia intanto sta facendo la sua parte. Ultimo tassello adottato dal governo per mettere al riparo il nostro Paese dalla crisi energetica è un asse Italia-Libia sempre più strategico nel Mediterraneo.
Oggi, 7 maggio, salpa dal porto di Ravenna un’imponente infrastruttura industriale destinata al Campo petrolifero di Bouri, a circa 170 chilometri dalla costa della Libia. Il modulo offshore, con un peso superiore alle 5.200 tonnellate e un’altezza di 45 metri, è progettato per intercettare e valorizzare il gas associato all’estrazione petrolifera, oggi in gran parte disperso o bruciato. Non si tratta di una semplice operazione tecnica, ma di un’iniziativa che si inserisce in una più ampia strategia energetica e geopolitica nel Mediterraneo.





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