
Risuonano ancora nel colonnato di Piazza Municipio, ma in tutta la città di Napoli ed oltre, le solenni parole pronunciate dal cardinale Mimmo Battaglia nell’accogliere il Papa lo scorso 8 maggio. Non possiamo e non dovremo mai dimenticarle, ma anzi, compito di tutti dovrà essere quello di contribuire, ciascuno per la propria parte, a tradurle in gesti concreti.
Per sconfiggere la camorra, per affrontare il male ed affermare una pace autentica, a Napoli come in ogni parte del mondo, non basta proclamare la pace, bisogna pretendere giustizia.
«Se poco fa, davanti alle reliquie del nostro Santo, abbiamo invocato la pace – ha detto l’arcivescovo Battaglia in presenza di Leone XIV – qui, in questa piazza, quella invocazione scende nella vita concreta della città e diventa domanda più esigente: pace e giustizia».
Poi va ancor più a fondo nelle radici di questo inscindibile binomio. «La pace – dice Battaglia – ha bisogno di giustizia per non restare parola fragile. E la giustizia ha bisogno di pace per non perdere il volto della fraternità». «Noi oggi Le chiediamo questo, Santo Padre: ci aiuti a custodire insieme pace e giustizia. Non come due parole da pronunciare, ma come due strade da percorrere».
Una sfida enorme, di quelle cui ci ha abituati da tempo don Mimmo, con le sue profetiche invocazioni, con gli appelli sferzanti verso le forze del male, che tuttora negano la pace e calpestano la giustizia.
Il tono si fa via via più alto quando Battaglia tocca il nervo scoperto delle istituzioni: quella lotta ai clan camorristici che non sono mai stati del tutto sconfitti e continuano, in questa città, a reclutare giovani e giovanissimi adepti, costretti non solo dal bisogno e dall’abbandono, ma dalla falsa “sub-cultura” dell’affermazione attraverso la violenza.
E allora chiede «Pace e giustizia contro la camorra, che non è solo criminalità, ma menzogna educativa, falsa promessa, religione del denaro, furto di futuro», dice l’arcivescovo sommerso dall’applauso scrosciante della folla.
Noi continuiamo, facendo nostre le sue successive parole.
«Perché la camorra – ha spiegato – non uccide soltanto quando spara. Uccide quando convince un ragazzo che valere significa comandare. Quando fa credere che il rispetto si compra con la paura. Quando occupa il vuoto lasciato dalla solitudine, dalla mancanza di adulti credibili, dalla fragilità delle comunità».
Da qui l’invito, potente, a chi finora il suo dovere non lo ha fatto fino in fondo, permettendo che tutto ciò accadesse. «E allora – ha concluso Battaglia – Napoli oggi deve dirlo con una chiarezza nuova: nessun ragazzo nasce perduto. Nessun quartiere nasce condannato. Nessuna famiglia deve essere lasciata sola a combattere contro ciò che è più grande di lei».
Pace e giustizia arrivino finalmente «per i giovani, perché possano restare, scegliere, costruire, sognare qui», per i bambini, «perché ogni bambino abbia diritto alla scuola, al gioco, alla bellezza, alla tenerezza», per le famiglie, «che sono il primo luogo in cui la città impara a non essere sola». Pace e giustizia «per gli anziani, memoria viva di Napoli, radici da custodire e non da lasciare indietro»..
Lo sguardo del cardinale Battaglia, infine, è rivolto agli ultimi degli ultimi: «Pace e giustizia per i poveri, che non sono il margine della città, ma il punto da cui misurare la verità del nostro amore». «Pace e giustizia per chi arriva dal mare, per chi cerca casa, per chi cerca lavoro, per chi cerca semplicemente qualcuno che dica: tu sei mio fratello, tu sei mia sorella».
RENATO D’ANDRIA





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