
Il perdurare della chiusura dello Stretto di Hormuz e la conseguente impoennata nel prezzo dei carburanti rischia di mettere in ginocchio l’intera Europa, dove le merci vengono ancora trasportate prevalentemente su gomma. Oltre alla flessibilità chiesta all’Europa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dalla premier Giorgia Meloni, oggi in Consiglio dei Ministri, convocato per le 19, saranno in primo piano proprio le misure da adottare per fronteggiare questa emergenza. Sul tavolo del CDM i ristori per l’autotrasporto, ma anche la proroga al taglio delle accise, che dovrebbe durare fino alla prima settimana di giugno, insieme ad altri interventi contro il caro carburanti.
Da Bruxelles, intanto, arriva un segnale incoraggiante. Mentre infatti a Palazzo Chigi il governo prepara il confronto con le associazioni dell’autotrasporto su accise, crediti d’imposta e rischio fermo nazionale, arriva oggi la notizia che la Commissione europea ha autorizzato un aiuto di Stato da 13 milioni di euro a favore delle imprese di pesca francesi, per compensare l’impennata dei costi del carburante causata dalla crisi in Medio Oriente.
Dalle associazioni dell’autotrasporto, questo via libera di Bruxelles agli aiuti francesi per la pesca viene visto come un importante precedente. Se è stato possibile costruire per i pescherecci d’Oltralpe un meccanismo di ristoro, direttamente agganciato ai litri di carburante acquistati, perché lo stesso schema non potrebbe essere replicato per le flotte su gomma italiane? È questo il messaggio che molti operatori portano oggi sul tavolo di Palazzo Chigi: non si tratta solo di chiedere al governo nazionale uno sforzo sulle accise, ma di sfruttare fino in fondo gli spazi che la stessa Commissione ha aperto per attenuare l’impatto della crisi energetica sui settori più esposti.
In ogni caso, il segnale arrivato dalla pesca francese è chiaro: «la Commissione Europea – dice un portavoce degli autotrasportatori – non è impermeabile alle richieste dei governi quando si tratta di neutralizzare, almeno in parte, gli effetti del caro carburanti su segmenti chiave dell’economia reale. Per l’autotrasporto italiano, alla vigilia di un possibile fermo dei tir, è un argomento in più per chiedere che le stesse regole vengano sfruttate fino in fondo anche a favore di chi tiene in moto ogni giorno la catena delle forniture su strada».





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