In una situazione cos’ drammaticamente allucinante, con i suoi soldati murati vivi dentro condotte sotterranee e milioni di genitori che piangono i loro ragazzi uccisi, Vladimir Putin si è permesso di tagliare i fondi alle famiglie dei militari caduti in Ucraina. I soldi sarebbero “finiti”, al massimo se vai a morire in Ucraina ti posso azzerare i debiti. Una sprezzante, paradossale beffa, eppure è proprio quella che lo zar sta attuando per costringere i giovani ad arruolarsi. «Chi firma un contratto di almeno un anno con il ministero della Difesa russo può vedersi azzerare passività fino a 10 milioni di rubli, circa 140 mila dollari, insieme al proprio coniuge. I debiti devono essere stati contratti prima del primo maggio», questa la promessa.

All’inizio della guerra gli incentivi erano ben altri.  Cominciare dai maxi bonus, stipendi e premi d’ingresso assai superiori ai salari medi regionali, soprattutto nelle aree più povere della Russia profonda. Tanto che in alcune regioni arruolarsi era diventato uno dei pochi modi per comprare una casa, saldare un mutuo o garantire un futuro economico alla famiglia. Tanto che nelle famiglie più indigenti erano spesso le mogli a spingere i loro uomini verso l’arruolamento. Naturalmente questi incentivi hanno avuto costi enormi anche per l’economia russa, alimentando inflazione e squilibri nel mercato del lavoro, oltre ad aver svuotato le casse dello Stato in un momento in cui era già quasi esangui.

Nella seconda fase sono stati reclutati i detenuti, prima con la Wagner di Yevgeny Prigozhin, che nel 2022 andava personalmente nelle colonie penali promettendo libertà e denaro in cambio di sei mesi al fronte, poi direttamente attraverso il ministero della Difesa russo. Ed è stato così che decine di migliaia di detenuti sono stati trasformati in carne da cannone nelle offensive più sanguinose, da Bakhmut in poi. «La logica – spiegano gli osservatori indipendenti – era semplice: offrire una via d’uscita a chi non aveva nulla da perdere. In molti casi, però, i reclutati venivano mandati al fronte con addestramento minimo e tassi di sopravvivenza bassissimi».

Dopo le prime e le seconde carneficine, lo zar ha messo gli occhi sulle persone fragili. Molti media russi indipendenti hanno denunciato il fatto che alcolisti, tossicodipendenti, senzatetto, disoccupati, migranti centroasiatici, individui indebitati venivano mandati al fronte o sotto aperto ricatto o con la promessa dell’ottenimento del permesso di soggiorno o di un posto in comunità dove disintossicarsi. Poi gli annunci falsati: offerte di lavoro per autisti, cuochi ed altro, dove i malcapitati scoprono solo dopo che era un modo per reclutarli e spedirli al fronte.

In ultimo, gli incentivi-beffa, con annunci di lavoro che diventano una vera e propria trappola. Secondo diverse ricostruzioni, sui social russi sono aumentate le offerte per autisti, cuochi o personale logistico, descritte come incarichi lontani dal combattimento. Molti reclutati avrebbero scoperto solo dopo la firma di essere destinati direttamente al fronte.

Tutta carne da macello, per il Cremlino, che ora, con le casse vuote, taglia anche il sostentamento alle famiglie dei caduti.

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