Il miliardario Peter Thiel (nella foto), fondatore dei colossi PayPal e Palantir, trasloca in Argentina, almeno provvisoriamente, con tutta la sua famiglia. Thiel infatti ha comprato una sontuosa villa da 12 milioni di dollari in un quartiere esclusivo di Buenos Aires, Barrio Parque, e ha iscritto i due figli in una scuola locale, festeggiando il trasferimento con un sontuoso party.

Del resto, il miliardario non aveva mai nascosto la sua affinità elettiva con presidente Javier Milei, decisamente preferito rispetto a Donald Trump. Il magnate della Silicon Valley, il cui patrimonio è stimato in almeno 22 miliardi di dollari, aveva finanziato la campagna elettorale del presidente Trump nel 2016 ed è stato una figura chiave nella fulminea ascesa del suo braccio destro, JD Vance. Ma oggi non condivide lo statalismo del tycoon, né l’interventismo in campo economico, con un governo Usa che continua ad acquistare quote di imprese e ad alterare i mercati con la politica dei dazi. 

Non stupisce dunque che Milei abbia salutato lo sbarco di Thiel in Argentina descrivendolo come l’incontro fra «un anarcocapitalista e un altro anarcocapitalista che sta rivitalizzando il sistema».

Fra gli obiettivi di Thiel ci sarebbe comunque quello di tipo fiscale. A cominciare dal fatto che in California si starebbe profilando un referendum popolare per introdurre una tassa sui miliardari pari al 5% del loro patrimonio. 

«Il suo nuovo radicamento in Argentina – scrive infatti il New York Times – è in parte motivato dalla preoccupazione per la direzione intrapresa dagli Stati Uniti, secondo fonti a conoscenza delle sue idee, in particolare quelle provenienti dalla California, dove un’iniziativa nelle elezioni di novembre potrebbe portare a una pesante tassa sui miliardari».

A confronto, diventa un paradiso l’Argentina di Milei, che notoriamente definisce le imposte un furto e descrive chi vuole tassare i ricchi come mosso solo dall’invidia. 

Vi sarebbe poi, secondo molti osservatori, una motivazione di più lungo periodo alla base del trasferimento. In caso di cataclismi bellici o ambientali, l’Argentina rappresenterebbe un porto sicuro, come probabilmente tutta l’America Latina.  Martin Varsavsky, miliardario tech sudamericano amico di Thiel, lo ha detto chiaro e tondo al New York Times: «Quando la Cina si prenderà Taiwan o la Russia invaderà la Lituania, io me ne starò tranquillo a Buenos Aires: il mio piano B per tenere in vita la civiltà».

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