Abelardo de la Espriella (nella foto), candidato dell’estrema destra è il vincitore del primo turno delle presidenziali in Colombia. Segue a ruota Ivan Cepeda, delfino del presidente uscente Gustavo Petro, che i sondaggi della vigilia davano per favorito. Secondo i risultati preliminari, il trumpiano, che si definisce “La tigre”, ha ottenuto il 43,7% dei voti, mentre Cepeda il 41%. Si va al ballottaggio il 21 giugno.

Cepeda e Petro contestano però l’esito del primo turno, sostenendo che centinaia di migliaia di voti siano stati manipolati e che attori stranieri abbiano condizionato il risultato del voto. Ma senza finora aver fornito prove. Cepeda ha dichiarato quindi che non riconoscerà il risultato prima che le autorità elettorali abbiano completato una verifica approfondita dei voti. «Commenteremo i risultati di questa sera solo quando le commissioni elettorali avranno chiarito completamente quanto accaduto», ha affermato il candidato, pur riconoscendo che si andrà al ballottaggio. In tale occasione, Cepeda promette di sconfiggere l’ «estrema destra fascista» e accusa l’avversario di essere legato a mafiosi e plutocrati.

Avvocato, cantante e imprenditore nel settore della moda, il 47enne de la Espriella si è presentato come un outsider, deciso a rompere gli schemi della politica tradizionale.

Cepeda, senatore progressista, aveva a promesso di portare avanti un piano controverso per raggiungere una “pace totale”, negoziando accordi con le guerriglie e le bande criminali, ma nelle ultime settimane de la Espriella ha rapidamente guadagnato consensi proprio annunciando linea dura contro i gruppi armati.

Questa tornata elettorale in Colombia riflette due visioni profondamente diverse sul futuro della pace in un Paese ancora segnato da decenni di conflitto. Da un lato, Cepeda ha promesso di proseguire il programma progressista di Petro e di portare avanti il tentativo, finora in gran parte fallimentare, di raggiungere accordi di pace con i gruppi armati, un approccio che potrebbe entrare in forte contrasto con la visione di Trump per l’America Latina.

Dall’altro, de la Espriella propone una linea dura contro le organizzazioni criminali e ha promesso la costruzione di dieci maxi-carceri, riecheggiando la strategia adottata dal presidente salvadoregno Nayib Bukele nella sua guerra alle gang. Una politica che ha contribuito a ridurre il tasso di omicidi nel Paese, ma che ha anche suscitato pesanti critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani.

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