L’invecchiamento della popolazione sta modificando profondamente la distribuzione della ricchezza. E’ uno dei dati maggiormente significativi nella relazione annuale della Banca d’Italia. Tra il 1991 e il 2022, infatti, la quota di famiglie in cui il percettore del reddito principale ha più di 65 anni è aumentata di circa 5 punti percentuali, al 28 per cento, mentre si è ridotta dal 16 al 6 per quella in cui il percettore di reddito familiare ha meno di 36 anni.

Di pari passo la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più anziane, che risulta è quasi raddoppiata, arrivando al 32 per cento, mentre quella delle famiglie più giovani è scesa dal 13 al 4 per cento.

A pesare su questi risultati è soprattutto la crescita della ricchezza media degli anziani rispetto al totale. «Nostre analisi – si legge nel rapporto dell’Istituto guidato da Fabio Panetta – indicano che l’incremento del peso della ricchezza delle famiglie più anziane riflette principalmente l’andamento positivo della loro ricchezza media rispetto a quella complessiva, mentre il contributo della maggiore incidenza di questa classe di età sulla popolazione appare secondario». Ancora. «Le famiglie oggi più anziane hanno beneficiato di un contesto macroeconomico complessivamente più favorevole, rispetto a quelle più giovani, in termini di crescita dei redditi e dinamica dei prezzi degli immobili. Queste condizioni hanno interessato soprattutto le coorti nate dal 1941 al 1950, che presentano profili di ricchezza lungo il ciclo di vita superiori a quelli sia delle generazioni precedenti, sia di quelle successive». 

Guardando poi al futuro, gli analisti indicano che nei prossimi anni i patrimoni passeranno alle generazioni nate tra il 1966 e il 1975, che sono numericamente più esigue per la minore fecondità. La ricchezza trasferita, soprattutto immobiliare, rappresenterà una quota di patrimonio superiore rispetto a quella ereditata dalle generazioni precedenti (40% contro il 30%). Inoltre gli eredi con titolo di studio elevato e provenienti da famiglie istruite trarranno benefici maggiori, ampliando il divario della ricchezza. «I nuclei che si attendono di ricevere un’eredità presentano in media livelli di consumo superiori del 7 per cento e un risparmio inferiore di circa il 17 rispetto a quelli che non hanno tale aspettativa», si legge ancora nella relazione.

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