35 anni fa, nel 1987, gli italiani con il referendum abolizionista decretarono la chiusura definitiva di tutte le centrali nucleari nazionali. Una scelta dettata dai timori per la sicurezza dell’energia atomica, emersi in modo drammatico dopo i disastrosi incidenti di Chernobyl e Three Mile Island. Da allora l’Italia aveva intrapreso la strada delle rinnovabili e della diversificazione, dicendosi contraria al ritorno del nucleare.

Ma oggi i tempi sono decisamente cambiati. Ieri il disegno di legge delega del governo sul nucleare ha ricevuto il primo OK del parlamento. La Camera ha approvato infatti il ddl Pichetto, con i voti favorevoli della maggioranza e di Azione, l’astensione di Italia viva e il no del centrosinistra. Il governo, che punta a farlo approvare prima della pausa estiva, provvedimento passa ora al Senato. Quanto ai decreti attuativi, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, assicura che, in caso di iter positivo, arriveranno entro fine anno.

Ma vediamo più da vicino cosa prevede il disegno di legge. Lo scopo è di ridare all’Italia una normativa sul nucleare, con delega al governo per emanare decreti che disciplinino la materia. Le coordinate prevedono costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Il governo ha ripetuto più volte che non vuole riportare in Italia le grandi centrali nucleari che c’erano fino al 1987, ma intende puntare sui piccoli reattori modulari: una tecnologia più moderna, sicura ed economica, che però al momento è solo alla fase di prototipo. L’Italia potrebbe avere i primi reattori operativi nel 2034-2035.

«Il nucleare sostenibile – ha spiegato Pichetto Fratin, che firma il ddl – significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione industriale e civile, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero». «La legge – ha aggiunto –  riguarda solo il nucleare civile, personalmente condivido il non utilizzo per il militare».

Pienamente d’accordo il vicepremier Matteo Salvini, che da tempo sostiene questa proposta. «L’Italia – ha detto – non può fare a meno dell’energia nucleare, che rappresenta l’opzione più urgente per abbassare, in prospettiva, le bollette per le famiglie e le imprese. Però – ha avvertito il leader della Lega – dobbiamo partire coi progetti entro la fine della legislatura». «Azione – spiega Carlo Calenda – ha fatto una grande campagna per il nucleare. È l’unica energia che ci consente di essere indipendenti, di pagare poco e di emettere nulla».

Contrarie le opposizioni. Per Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, «ci impongono una legge delega sul nucleare spacciando tecnologie inesistenti sul mercato e soluzioni a 15-20 anni, mentre ogni giorno i cittadini si chiedono quanto ancora aumenterà un litro di benzina».

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