Una lettera che, senza mezzi termini, taglia apertamente le gambe a qualsiasi ipotesi di tassa patrimoniale che sta agitando la sinistra. L’ha scritta Stefania Craxi (nella foto) al Tempo, delineando con lucida chiarezza il panorama che si va delineando nel campo largo.

«A sinistra – scrive la capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama – avanza un partito unico, quello della patrimoniale. Dal Pd di Elly Schlein alla Cgil di Maurizio Landini, passando per i Cinque Stelle di Giuseppe Conte e per i settori più ideologizzati del campo largo, la ricetta economica è sempre la stessa, immutabile da trent’anni». «Una nuova tassa su patrimoni, case e risparmi. Passano i decenni, cambiano formule ed etichette – dall’Ulivo all’Unione fino al novello “campo largo” – ma l’ossessione è imperitura, immutabile, e rivela l’ambizione principe del partito delle tasse, ossia mettere le mani nelle tasche degli italiani. In fondo, perché cambiare se questo è l’unico collante di un’alleanza di sinistra-sinistra che su tutto il resto è divisa, litiga, e si dimostra incapace di avanzare un’idea e una visione?».

«Fate sapere al PD che di patrimoniali ce ne sono già 12!», tuona il direttore del Tempo Daniele Capezzone. «In Italia  – incalza –  non solo c’è solo la patrimoniale immobiliare, ma di patrimoniali, secondo il mio calcolo, ce ne sono almeno altre undici, e quindi in totale si arriva a dodici. Eccole qua: bollo auto; canone radio-tv; diritti catastali; imposta di bollo; imposta di registro e sostitutiva; imposta ipotecaria; imposta sul patrimonio netto delle imprese; imposta su imbarcazioni e aeromobili; imposta su transazioni finanziarie; imposta su successioni e donazioni; imposta sui depositi bancari».

«Che altro vuole il Pd? La donazione di sangue obbligatoria? O peggio, se siete ricchi (per i compagni è di per sé una colpa), l’esproprio proletario? Immaginate che farebbero al governo…», conclude sarcastico Capezzone.

«La verità – aggiunge Craxi – e che una patrimoniale non renderebbe l’Italia più giusta ma solo più povera. Non ridurrebbe le disuguaglianze, perché i capitali andrebbero altrove alla prima avvisaglia, come accaduto in Francia o nel Regno Unito. Ridurrebbe invece la competitività del Paese, frenerebbe investimenti e crescita, e finirebbe per colpire proprio quelle famiglie normali che hanno una casa in città, qualche risparmio, un piccolo patrimonio costruito in una vita di lavoro e sacrifici. Non è una semplice previsione. È già successo altrove e sempre con lo stesso esito nefasto. Forza Italia si muove nella direzione opposta. È la forza politica, una forza della ragione, che difende i cittadini, che tutela chi lavora e produce, che si impegna ogni giorno per creare ricchezza prima ancora di redistribuirla. Perché solo un Paese che cresce può permettersi politiche sociali efficaci. Solo un’economia dinamica può sostenere salari più alti, servizi migliori, sicurezza reale. E solo un’Italia che non teme il futuro può essere protagonista in Europa».

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere