
Il governo danese, guidato dalla leader socialdemocratica Mette Frederiksen, sta pensando di emanare un provvedimento per arginare le continue, rumorose “chiamate alla preghiera” con altoparlanti, che arrivano ad ogni ora del giorno dalle moschee disseminate nelle città. «La chiamata alla preghiera – ha sbottato Morten Bødskov ministro degli Affari economici parlando con l’agenzia Ritzau – non dovrebbe risuonare sopra i tetti delle case dei danesi», perché «quando si cammina in Danimarca non si deve avere il dubbio di trovarsi in un sobborgo di Islamabad».
Il problema è che ormai, secondo Statistics Denmark, immigrati e discendenti di immigrati rappresentano quasi il 17 per cento della popolazione della Danimarca. Gli immigrati di seconda generazione superano le 230 mila persone, ma, soprattutto, le stime indicano una presenza musulmana compresa tra 300 mila e 350 mila individui, pari a circa il 5-6 per cento della popolazione totale, 6 milioni di abitanti.
La proposta del governo di emanare il divieto nazionale ha acceso un aspro confronto tra chi difende la libertà religiosa e chi rivendica il solo diritto di non sentirsi catapultato in una piazza del Medio Oriente.
«L’immigrazione e l’integrazione – osserva Antonio Amoroso sul Giornale d’Italia – continuano a rappresentare nervi scoperti della società europea. Il vero confronto, nella Danimarca del coraggioso ministro agli affari economici, non riguarda il volume degli altoparlanti ma il modello di società che si sta costruendo, il confine tra rispetto delle religioni e tutela della cultura, anche se il consumismo ha anestetizzato tutto». Il timore è anche un altro. «Se anche l’uso del velo femminile diventerà presto un’usanza più diffusa in Europa di quanto lo sia già ora, così la separazione e disuguaglianza tra i sessi, le norme sul diritto di famiglia che favoriscono i maschi, i matrimoni combinati, eccetera, mentre le femministe da salotto lottano contro il patriarcato, la realtà si sta fissando in modo ben più crudo», conclude Amoroso. Il rischio è concreto. E va affrontato, anche in Italia.





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