Sono stati ufficialmente confermati glii incontri «a livello tecnico» fra la Commissione Europea ed inviati dei talebani, che governano l’Afghanistan dopo la ritirata degli Stati Uniti e degli altri Paesi nell’agosto del 2021. I colloqui bilaterali saranno focalizzati sul «rimpatrio» di persone che costituiscono una «minaccia per la sicurezza» o che hanno commesso «gravi crimini» all’interno dell’Ue.

Markus Lammert, portavoce della Commissione, ha precisato che i colloqui sono stati organizzati a seguito della richiesta da parte di «venti Stati membri» dell’Unione. I rimpatri rimangono «competenza nazionale» dei singoli Paesi, ma la Commissione si propone di «coordinare» le operazioni. Il portavoce ha chiarito che gli incontri «non significano assolutamente un riconoscimento» dell’attuale governo afghano da parte dell’Unione. Secondo il portavoce, i colloqui rappresentano «un’opportunità per gli Stati membri, a livello tecnico, di stabilire contatti, perché saranno proprio gli Stati membri che dovranno effettuare i rimpatri a doversi mettere in contatto tra loro».

Nonostante queste precisazioni, che sanno tanto di “mani avanti”, la notizia ha scatenato una vera e propria levata di scudi da gruppi di europarlamentari, parlamentari tedeschi ed ex membri del Parlamento afghano, che hanno inviato una lettera firmata da 28 rappresentanti delle istituzioni, tra cui l’eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti, vicepresidente della delegazione per i rapporti tra Ue e Afghanistan. Nella missiva i parlamentari ricordano che «l’Unione europea ha stabilito condizioni chiare per l’impegno con i Talebani: rispetto dei diritti umani, accesso umanitario senza ostacoli, impegni contro il terrorismo e passi significativi verso un governo inclusivo» e «nessuno di essi è stato rispettato», anzi la situazione è «peggiorata drasticamente». Secondo i firmatari quindi «in queste circostanze, invitare rappresentanti dei Talebani in Europa è un grave errore», in quanto «tali incontri non sono esercizi tecnici. Ogni invito, ogni visto, ogni incontro ufficiale offre ai Talebani ciò che hanno cercato sin dalla presa del potere: legittimità politica e riconoscimento internazionale».

«Questa è stata una visita storica – ha affermato soddisfatto Abdul Qahar Balkhi, portavoce del ministero degli Affari Esteri talebano, che ha guidato la delegazione afghana – poiché è la prima volta in assoluto che una delegazione dell’Emirato Islamico ha visitato l’Ue e ha tenuto colloqui con gli Stati membri a Bruxelles». Balkhi ha aggiunto che si è discusso del «riavvio di un’ampia gamma di servizi consolari per gli afghani nella zona Ue», necessari per «un processo di rimpatrio dignitoso» dei cittadini afghani. I colloqui giungono a meno di una settimana dall’approvazione del nuovo regolamento sui rimpatri da parte del Parlamento Europeo.

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere